Anche in Ampeleia, la cantina fra le Colline Metallifere dell’Alta Maremma, la vendemmia 2026 è arrivata in anticipo rispetto al calendario tradizionale. La raccolta si è concentrata in un’estate lunga e calda; una stagione che, però, non ha lasciato in vigna i segni che ci si potrebbe aspettare: nessun calo di produzione, piante senza segni di stress, uve di qualità.
Per la cantina di Roccatederighi, guidata dal vignaiolo e responsabile aziendale Marco Tait, non è un risultato da attribuire a soluzioni adottate quest’anno, ma a un modo di fare agricoltura costruito nel corso di più di vent’anni: a partire dall’intuizione, nel 2002, di puntare su vigne in altitudine, immerse nel bosco, riconoscendo il territorio come un sistema complesso. Ed è da qui che Ampeleia ribalta la domanda: non più se il clima stia cambiando, ma cosa debba fare oggi l’agricoltura per non esserne travolta.
Di fronte a un ciclo vegetativo anticipato, Ampeleia ha fatto ciò che fa ogni anno: non imporre alla vigna un calendario prestabilito, ma osservare le piante e adattare il lavoro al loro ritmo. Le parcelle di Cabernet Franc hanno reagito bene all’estate, grazie anche al ruolo decisivo di posizione e altitudine, tra i 500 e i 600 metri; bene anche l’Alicante Nero e le uve a bacca bianca, mentre il Carignano ha sofferto un poco di più.
Cosa racconteranno i vini dell’annata 2026 è presto per dirlo. «In Ampeleia le fermentazioni sono molto legate alla biografia della singola vigna che racconta, oltre alla sua storia, anche l’impronta dell’annata», spiega Marco Tait. «È una caratteristica di questo posto. Leggiamo l’andamento delle stagioni più dalle evoluzioni del vino».
I dati climatici raccolti in azienda descrivono un’annata articolata. Tra maggio e agosto le giornate oltre i 30°C sono state 65, contro una media di 38 nello stesso periodo tra il 2017 e il 2025: quasi il 70% in più. Dal 28 luglio al 16 agosto la massima è rimasta sopra i 33°C per 20 giorni di fila, con picchi oltre i 37°C. Anche le notti sono state più calde: la minima media di luglio è la più alta dal 2017.
Non è stata però un’estate senz’acqua: dopo due annate precedenti e un inverno con buone precipitazioni, tra maggio e agosto sono caduti 219,9 mm di pioggia, un valore vicino alla media. «Per la vite è stata decisiva la pioggia. La 2026 in tal senso è una annata che gioca a sé: calda, ma con buone risorse idriche. Le piante non sono mai andate in stress» continua Tait.
Le pratiche che hanno permesso alle piante di affrontare questa estate non sono una ricetta esclusiva di Ampeleia: sono scelte che, in più di vent’anni di esperienza, l’azienda ha imparato a conoscere e affinare. Aumentare le zone d’ombra, preservare il bosco, gestire il suolo in modo mirato, curare la complessità dell’ambiente agricolo sono metodi di buon senso che molti hanno già sperimentato e che la cantina toscana ha ritagliato sul proprio territorio, intuendone il valore con qualche anno di anticipo.
La ricetta, insomma, c’è ed è disponibile a tutti, ma difficilmente può restare affidata alla sola buona volontà delle singole aziende. Per Ampeleia la resilienza agricola passa da investimenti, anche pubblici, su ciò che in bottiglia non si vede – la tutela dei suoli, la gestione dell’acqua, la biodiversità – e da scelte come l’abbassamento delle rese e sussidi per l’estirpazione di vecchi vigneti, che permetterebbero di restituire spazio a bosco e vegetazione.
Un’annata come il 2026 suggerisce, infatti, che il bosco e le superfici lasciate libere dalla vigna non tolgono spazio alla produzione, ma contribuiscono a renderla possibile.
Ampeleia
Indirizzo: Località Meleta, 58036
Roccatederighi GR
ampeleia.it

