Due date segnano l’avvio della vendemmia 2026 di Gianni Doglia: l’11 agosto è iniziata la raccolta del Moscato, seguita il 1° settembre da quella della Barbera. Un anticipo significativo, in particolare per quest’ultima, che rappresenta per l’azienda un ulteriore segnale degli effetti ormai concreti del cambiamento climatico sulla viticoltura.
La raccolta è ancora in corso e le valutazioni sull’annata restano necessariamente preliminari. Le prime osservazioni evidenziano tuttavia uve mediamente più asciutte e concentrate rispetto agli anni precedenti, accompagnate da un equilibrio tra acidità, struttura e maturazione polifenolica che le prime partite arrivate in cantina stanno già confermando.«Il cambiamento climatico non è più una prospettiva futura, ma una realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Quello che osserviamo è che la vite possiede una capacità di adattamento spesso superiore alla nostra: siamo noi, talvolta, a fare più fatica a comprendere ciò che cambia. Molti vigneti hanno trovato un nuovo equilibrio, diverso da quello che abbiamo conosciuto finora, e il nostro lavoro è imparare a leggerlo e interpretarlo, prima in vigna e poi in cantina», spiega Gianni Doglia.
Fatta eccezione per alcune situazioni più delicate, come vigneti giovani o particolarmente esposti, la maggior parte delle parcelle ha infatti mostrato una buona capacità di risposta alle condizioni dell’annata. Un adattamento che richiede però anche all’uomo di rivedere parametri e consuetudini, con un approccio sempre più attento all’osservazione della pianta e alle caratteristiche specifiche di ogni vendemmia.
«Ogni cambiamento porta con sé inevitabilmente qualche incertezza, ma rappresenta anche uno stimolo. Ci obbliga a osservare di più, a mettere in discussione ciò che davamo per acquisito e a cercare nuove strade. È un modo diverso di avvicinarsi al nostro mestiere, che richiede ancora più attenzione e capacità di interpretazione», prosegue Doglia.
In questo contesto, per Gianni, assume ancora maggiore importanza il lavoro di selezione durante la raccolta. La vendemmia manuale consente infatti di scegliere con precisione i grappoli da destinare alla vinificazione, escludendo quelli che presentano fenomeni di appassimento, che possono riscontrarsi in un’annata calda come la 2026, e preservando così l’equilibrio ricercato nei vini.
Particolarmente interessanti sono le prime indicazioni relative al Moscato, vitigno simbolo di Gianni Doglia e protagonista di due delle etichette più rappresentative della cantina: il Moscato d’Asti DOCG La Giostra e il Canelli DOCG Casa di Bianca.
«Le diverse esposizioni ci hanno restituito profili complementari: le vigne rivolte a sud hanno dato grappoli più ricchi e concentrati, capaci di apportare maggiore pienezza gustativa, mentre quelle esposte a nord hanno mantenuto acidità più marcate e una maggiore freschezza. L’incontro tra queste caratteristiche potrà regalarci Moscati di grande profondità, sia gustativa che olfattiva», spiega Doglia.
Le prime impressioni sulla vendemmia 2026 delineano quindi un’annata segnata dalla precocità, ma soprattutto dalla necessità di leggere e interpretare nuovi equilibri in vigneto, con l’obiettivo di preservare identità, freschezza ed equilibrio anche in condizioni climatiche in continua evoluzione.«In annate come questa, il lavoro del vignaiolo diventa ancora più importante e il risultato finale potrà restituire il giusto valore a chi ha saputo interpretare la vigna con attenzione e costanza. Sicuramente la 2026 avrà molto da raccontare», conclude Gianni Doglia.
Gianni Doglia
Situata a Castagnole delle Lanze, tra le colline delle Langhe e del Monferrato, l’Azienda Vitivinicola Gianni Doglia si distingue per la produzione di vini autentici e rispettosi del territorio.
La filosofia aziendale si basa sulla valorizzazione delle varietà autoctone, con un’attenzione particolare alla qualità e alla sostenibilità ambientale. La scelta consapevole di rimanere una realtà familiare e di dimensioni contenute permette di dedicare cura e attenzione a ogni fase della filiera produttiva che si concretizza nella produzione di vini tipici del Monferrato, territorio unico con cui la famiglia Doglia ha da sempre un legame speciale.Il protagonista è Gianni, affiancato dalla sorella Paola, che raccogliendo con orgoglio l’eredità del padre Bruno e del nonno Eugenio, ha puntato su una viticoltura di precisione e sul perfezionamento tecnico della vinificazione del Moscato. Il nobile vitigno aromatico rappresenta infatti il punto di forza dell’azienda, al quale viene dedicata particolare attenzione. Tuttavia, in casa Doglia non mancano rossi importanti e di grande personalità, Barbera su tutti.

