Il settore vitivinicolo francese, italiano e spagnolo si rivolge ai rispettivi governi e alla Commissione europea

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Fabio Italiano
Fabio Italiano
Classe 1968, nato e cresciuto nella cantina del ristorante di famiglia, ho avuto il privilegio di conoscere i migliori vini del mondo grazie a mio padre. Tra le mie mani ho visto passare il meglio della produzione vinicola italiana e francese: dal Sassicaia (allora ancora semplice Vino da Tavola) ai vari cru di Barbaresco di Angelo Gaja, fino ai super famosi Château Margaux, Château Lafite Rothschild, Petrus, solo per nominarne alcuni. Tra un servizio ai tavoli e l’altro, ho anche trovato il tempo per laurearmi in Ingegneria presso l’Università degli Studi di Palermo. Il 23-11-1998, giorno del mio 30esimo compleanno, mi trasferisco in Olanda per amore, dove ancora oggi vivo con mia moglie e i miei due figli. Bereilvino.it è il mio hobby e non mi ritengo un esperto di vino ma solo un appassionato!

Il 30 giugno e il 1° luglio scorsi, a Irouléguy (Francia), le associazioni nazionali del settore vitivinicolo di Francia, Italia e Spagna si sono riunite nell’ambito del “Gruppo di contatto”, l’annuale momento di dialogo durante il quale le associazioni nazionali rappresentative del settore discutono e condividono le proprie posizioni sulle principali sfide che il comparto vitivinicolo è chiamato ad affrontare.

Durante l’incontro, i partecipanti hanno ampiamente condiviso la constatazione delle difficoltà che il settore vitivinicolo sta affrontando: l’impatto dei cambiamenti climatici sui raccolti e sulla competitività delle aziende, il rallentamento dei consumi a livello mondiale, l’instabilità dei mercati di esportazione e del contesto geopolitico, l’aumento dei costi di produzione, la necessità di rafforzare i principi del mercato unico e l’indispensabile semplificazione amministrativa per eliminare gli ostacoli burocratici che frenano la competitività delle nostre imprese.

Per questo motivo, le associazioni ribadiscono che la loro posizione rimane invariata da diversi mesi. La Politica Agricola Comune deve continuare a essere uno strumento in grado di sostenere questi cambiamenti indispensabili. Il settore deve poter disporre di risorse sufficienti e mirate.

Per affrontare tutte queste sfide – dai cambiamenti climatici al rafforzamento della competitività – in un contesto di crisi del settore, è fondamentale che il bilancio della PAC non venga ridotto e che gli aiuti concessi al settore continuino a essere interamente finanziati dall’Unione europea, anziché essere cofinanziati, anche solo in parte, dagli Stati membri. Lasciare a ciascun Paese l’onere di una quota del cofinanziamento pubblico rischia infatti di creare disparità nel sostegno al settore nei nostri rispettivi Paesi, di frammentare il mercato interno e di indebolire l’intero comparto a livello europeo. Prima di prendere in considerazione altre soluzioni, occorre attuare e integrare nella nuova PAC gli strumenti già esistenti, rafforzati e adattati dal “pacchetto vino”. In particolare, il quadro attuale (budget dedicato, misure e beneficiari ammissibili, tassi di cofinanziamento europei e quadro europeo comune) deve rimanere coerente con le specificità e le esigenze del settore. Allo stesso modo, il settore invita a proseguire i lavori europei di semplificazione volti a facilitare gli scambi all’interno del mercato unico.

Il settore ribadisce il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dal Commissario Hansen, sia nel metodo sia nei risultati, sul pacchetto vino e le risposte concrete fornite alle aspettative degli operatori, ad esempio in materia di dealcolazione e di etichettatura digitale, che devono ora essere attuate senza ulteriori ritardi.

Non sarebbe accettabile che gli ultimi due anni di lavoro non fossero recepiti nella futura PAC. Il settore ha bisogno che l’Unione europea preveda un periodo di transizione che consenta di continuare ad attuare l’intervento settoriale nel comparto vitivinicolo in vista del nuovo quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

Inoltre, in un contesto sociale in cui, fortunatamente, la salute pubblica assume un ruolo sempre più importante, il settore desidera ricordare che il vino è un prodotto di piacere e di cultura che, se consumato con moderazione, si inserisce perfettamente in uno stile di vita sano. La vite è il cuore pulsante di molti territori, garantendone la vitalità economica e ambientale. Ci aspettiamo quindi dalle autorità pubbliche dei nostri tre Paesi sia una lotta chiara ed efficace contro il consumo eccessivo di alcol, alla quale il settore aderisce senza ambiguità, sia un sostegno e una promozione costanti e convinti del consumo responsabile di vino.

Per la Spagna erano presenti le seguenti associazioni: l’Asociación Empresarial Vinos de España (AEVE), l’Asociación de Jóvenes Agricultores (ASAJA), le Coopératives agroalimentaires d’Espagne, la Conférence espagnole des conseils régulateurs vitivinicoles (CECRV), la Coordinadora de Organizaciones de Agricultores y Ganaderos (COAG), la Fédération espagnole du vin (FEV), l’Organisation interprofessionnelle du vin d’Espagne (OIVE), l’Union des petits agriculteurs et éleveurs (UPA) e l’Union des unions d’agriculteurs et d’éleveurs.

Per la Francia erano presenti le associazioni FNSEA – Commission Viticole, La Coopération agricole – Vignerons coopérateurs de France (VCF), Vignerons indépendants de France VIF, CNAOC, VINIGP, CNIV, UMVINPer l’Italia, l’Alleanza delle cooperative agroalimentari italiane, Assoenologi, CIA – Agricoltori Italiani, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini, FIVI e Unione Italiana Vini – UIV;

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