Bronner e Souvignier Gris protagonisti della terza conferenza di Vino Sapiens sulla sostenibilità vitivinicola

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Vino Sapiens 5 giugno 2024
G. Pica, M. Felini, C. Vocino e V. Betalli - Vino Sapiens 5 giugno 2024

Un successo la terza conferenza sulla sostenibilità vitivinicola organizzata da Vino Sapiens il 5 giugno scorso. Un pubblico numeroso e attento ha partecipato in maniera attiva all’evento, attraverso una vivace interazione con due relatori d’eccezione: Vincenzo Betalli (CIVIT) e Giovanni Pica (ARSIAL LAZIO), moderati da Costantina Vocino (VINO SAPIENS).

Al centro dell’incontro, i vitigni resistenti che stanno riscontrando un grande interesse da parte dei viticoltori del nord Italia: il Bronner e il Souvignier Gris. La serata ha visto anche la degustazione di due micro-vinificazioni prodotte dalla Fondazione E. Mach, a cui sono seguiti gli assaggi di sei vini in commercio ottenuti da queste varietà. I Vini Sapiens protagonisti dell’assaggio consapevole sono stati quindi: Micro-vinificazione Souvignier Gris 2023 – Fondazione E. Mach; Micro-vinificazione Bronner 2022 – Fondazione E. Mach; “Laisè” – Spumante da Bronner – Az. Agr. Terre di Cerealto; “Edel” – Vino Bianco Fermo da Bronner e Souvignier Gris – Az. Agr. Terre di Cerealto; “Take it Easy” – Vino Bianco Fermo da Bronner e Souvignier Gris – Cantina La Vis; “Resi” – Vino bianco fermo da uve Bronner – Kellerei Kurtatsch; “Souvignier Gris” – Vino Bianco Fermo da Souvignier Gris – Cantina Gentili; “Naran” – Vino Bianco Fermo da Souvignier Gris – Az. Agr. Pravis.

Bronner e Souvignier Gris: due uve che convincono nel panorama dei resistenti

I vitigni Bronner e Souvignier Gris si distinguono per la loro naturale resistenza alle malattie fungine, come la peronospora e l’oidio. Questa caratteristica permette di ridurre significativamente l’utilizzo di fitofarmaci, contribuendo a un’agricoltura più sostenibile e rispettosa dell’ambiente. La degustazione ha permesso ai partecipanti di apprezzare le diverse sfaccettature del Bronner e del Souvignier Gris. I vini prodotti da queste varietà si caratterizzano per freschezza, aromaticità e piacevolezza al palato.

Un evento informativo e coinvolgente

La conferenza è stata un’occasione preziosa per approfondire le conoscenze sui vitigni resistenti e sul loro potenziale per il futuro della viticoltura. I relatori, competenti e appassionati, hanno saputo coinvolgere il pubblico e stimolare interessanti riflessioni.  Costantina Vocino, commentando alcuni passaggi della serata: “Bisogna proporre una riflessione seria sul presente e sul futuro del vino, rivedendo anche la comunicazione e il racconto del vigneto Italia. Il grande coinvolgimento di pubblico, operatori e giornalisti di settore in questo ciclo di conferenze sulla sostenibilità vitivinicola, ha dimostrato il crescente interesse per una viticoltura sempre più sensibile alle necessità sociali e ambientali. I vitigni resistenti rappresentano oggi la migliore strategia che la viticoltura possa offrire in termini di sostenibilità e, soprattutto, di qualità”.

Vincenzo Betalli, tecnico di CIVIT, Segretario di Piwi Trentino e supporto alla segreteria di Piwi Italia ha riferito circa lo stato dell’arte dei piwi, le prospettive sul futuro e la relazione con le varietà tradizionali. A seguito anche della recentissima notizia che le quattro varietà di vite resistenti alle principali malattie fungine (peronospora ed oidio), provenienti dal programma di miglioramento genetico della Fondazione Edmund Mach e iscritte nel Registro nazionale delle varietà di vite nel 2020, hanno finalmente ottenuto il certificato di privativa vegetale comunitaria dal CPVO, il Consorzio Innovazione Vite (CIVIT) si conferma protagonista nella ricerca e sviluppo di nuove varietà di vite resistenti alle malattie fungine. Lo scorso 3 giugno, infatti, è stata ufficializzata la decisione dell’Ufficio Comunitario delle Varietà Vegetali, che si è espresso favorevolmente in merito ai vitigni ‘Termantis’, ‘Nermantis’,‘Valnosia’ e ‘Charvir’, nati dall’incrocio naturale tra la Vitis vinifera e le varietà portatrici di geni di resistenza. Nato nel 2012 dalla collaborazione tra il Consorzio dei Vivaisti Viticoli Trentini (AVIT) e la Fondazione Edmund Mach, CIVIT ha ottenuto dei risultati molto concreti: 15.000 barbatelle di nuove varietà sviluppate e una posizione di centrale nel panorama italiano ed Europeo. “L’obiettivo principale di CIVIT – ha insistito Betalli – è quello di ridurre l’impatto ambientale della viticoltura attraverso la selezione di vitigni naturalmente resistenti alle malattie fungine. Questo si traduce in un minor numero di trattamenti con fitofarmaci, a beneficio dell’ecosistema e della salute dei consumatori”.

La sperimentazione continua: l’esempio del Lazio

Anche nel Lazio sono in corso sperimentazioni con i vitigni resistenti. L’ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo in Agricoltura del Lazio) ha impiantato 94 vitigni, di cui 10 Piwi, per valutare le loro prestazioni in termini di resa, qualità delle uve e resistenza alle malattie. I primi risultati sono molto incoraggianti e aprono la strada per i piwi nel panorama della viticoltura laziale. Durante la conferenza Giovanni Pica, Responsabile dell’Azienda Sperimentale Dimostrativa Vitivinicola di ARSIAL Lazio, ha riportato alcuni dati: la superficie vitivinicola europea incide del 3,5% sulla Fao complessiva europea, ma il suo peso per utilizzo dei trattamenti per le malattie funginee è addirittura del 65%. “Questo dato – ha sottolineato Pica – mostra come sia davvero urgente e importante impegnarsi per una crescente responsabilità da parte di tutti i player della wine industry”.

L’iscrizione nei registri regionali dei 10 vitigni resistenti del Lazio è frutto di una sperimentazione pluriennale condotta da Arsial e Crea VE, che a partire dal 2016, sui terreni dell’azienda Sperimentale Dimostrativa Arsial di Velletri, hanno messo a dimora le 10 varietà resistenti, con l’obiettivo di valutarne la risposta viticola ed enologica rispetto alle condizioni pedoclimatiche locali. L’attività sperimentale svolta in questi anni è stata realizzata attraverso rilievi agronomici in campo (fasi fenologiche e dati produttivi), microvinificazioni per singolo vitigno e prove di valutazione della resistenza alle patologie (oidio e peronospora), prettamente mirate alla verifica della risposta enologica e all’iscrizione nei registri. Al momento, visto l’interesse della filiera vitivinicola regionale per il tema, la sperimentazione di Arsial sui vitigni resistenti sta proseguendo su altre 10 varietà, messe a dimora nella primavera del 2022nel vigneto della biodiversità dell’azienda di Velletri: Pinot Iskra b., Pinot Kors n., Volturnis n., Kersus b., Souvignier Gris b., Johanniter b., Bronner b., Prior n., Poloskei Muskotaly b., Vitigno sigla 72.096. Inoltre, sempre nel quadro delle attività orientate all’attuazione della nuova politica agricola UE (New Green Deal Europeo), Arsial e Crea VE hanno avviato, tra i primi in Italia, un percorso di miglioramento genetico finalizzato ad ottenere vitigni resistenti a partire da vitigni autoctoni. Nello specifico, ceppi di Malvasia del Lazio e Cesanese di Affile, due tra gli autoctoni di maggior pregio di questa regione.

Per saperne di più:

Per partecipare il 21 giugno al CNR-ARTOV: info@vinosapiens.it

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