Toscana, alla scoperta del territorio di-vino e del celebre Chianti

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Quando si pensa al vino, è automatico il rimando alla Toscana. Tra le regioni italiane sinonimo di qualità e raffinatezza in enologia. Il territorio, soprattutto per la sua estensione geografica, si presta alla coltivazione del vino. La superficie vitata è di circa 60mila ettari, per una produzione di oltre 2 milioni di ettolitri di vino.

In Toscana si coltivano sia vitigni a bacca nera, tra i quali il Sangiovese, il Canaiolo nero e il Ciliegiolo, sia a bacca bianca. Sul podio c’è il Trebbiano Toscano, a ruota viene seguito dalla Malvasia Bianca Lunga, la Vernaccia di San Gimignano e l’Ansonica. La fama di questa regione, però, si deve soprattutto ai suoi celebri vini rossi: Chianti, Brunello di Montalcino e Vino nobile di Montepulciano. Rigorosamente prodotti da uve del territorio, a differenza del Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Nero che vengono prodotti da uve definite “internazionali”.

Un po’ di storia

Prima di addentrarci in questo viaggio di-vino, vediamo insieme un po’ di storia della viticoltura in Toscana. Infatti, la produzione del vino affonda le radici in un passato lontano, quando la regione era abitata dal popolo etrusco. Le prime testimonianze scritte, però, risalgono al Medioevo, quando il vino divenne il prodotto principale d’esportazione. Da sempre, fin dall’antica Grecia, tra i prodotti essenziali del commercio c’era il vino, infatti tutto si basava sulla triade mediterranea: frumento, olio d’oliva e vino.

Se volessimo concentrarci sul celebre simbolo della Toscana, ovvero il Chianti, dobbiamo sapere che iniziò a farsi largo agli inizi del 1300 quando fu fondata la “Lega del Chianti”, e da qui la nascita dell’emblema del “Gallo nero”, ancora oggi stemma del Chianti Classico. Nel 1872 il Barone Bettino Ricasoli, soprannominato il Barone di ferro, formulò la sua ricetta che ancora oggi viene utilizzata.

In questa ricetta, il Barone voleva esaltare il profumo del Gallo nero e rinvigorirlo, per questo motivo decise di utilizzare prevalentemente l’uva Sangiovese; inoltre, voleva equilibrarlo e decise di ammorbidire l’acidità e l’astringenza, quindi quella sensazione di secchezza e rugosità avvertita nella cavità orale, ed aggiunse il Canaiolo nero.

Per quanto riguarda gli altri vini che hanno reso famosa la Toscana a livello sia nazionale sia internazionale, abbiamo il Brunello di Montalcino. Nasce contemporaneamente al Chianti, grazie ad un chimico e farmacista: Clemente Santi. Riuscì ad individuare come il più indicato a produrre un vino di alta qualità proprio il Sangiovese Grosso, vitigno diffuso prevalentemente nel Senese. Sia il Brunello sia il Vino nobile di Montepulciano furono i primi ad ottenere la DOCG, ovvero la denominazione di origine controllata e italiana e cioè quel marchio italiano che indica al consumatore l’origine geografica del vino, nel 1980.

Il Chianti, l’emblema toscano

Per tutti gli amanti dell’enologia o dell’enogastronomia, quindi l’incontro tra l’enologia e la gastronomia di un territorio, o semplicemente per avvicinarci a questi due mondi, è assolutamente consigliato un viaggio alla scoperta delle migliori cantine del Chianti Classico. Però, ancor prima di parlare di questo, conosciamo meglio il Gallo nero.

Dopo aver parlato della storia del Chianti, vediamo ad oggi come si è evoluta la sua produzione tanto da renderlo uno dei vini più nobili a livello globale. Innanzitutto partiamo col dire che viene prodotto nel territorio compreso tra la città di Firenze e Siena, in un’area che abbraccia più comuni. Ha il riconoscimento DOCG.

Caratteristiche del Gallo nero

È un vino che è riuscito a farsi largo tra i suoi rivali grazie al gusto che risulta asciutto, sapore accentuato che col tempo tende al morbido vellutato. Si è distinto grazie al suo colore, rosso vivo, brillante. L’odore è vinoso, caratteristica dei vini giovani, che richiama i sentori del mosto, delle cantine e della vinaccia.

Il Chianti Classico deve rispettare delle regole rigide, infatti può essere ammesso al consumo solo a partire dal 1° ottobre dell’anno successivo alla vendemmia, quindi deve essere invecchiato per almeno 11 mesi e avere una gradazione alcolica minima di 12°.

La produzione del Gallo nero è regolamentata dall’ultimo disciplinare di produzione che risale al 1996, questo regola anche la coltivazione delle vigne. Infatti, ogni ettaro di terra può produrre al massimo 75 quintali di uva; ogni pianta può produrre al massimo 3 chili di uva e devono passare necessariamente 5 anni dall’ultima vendemmia per impiantare nuovi vigenti. Insomma, dietro una bottiglia di Chianti Classico ci sono regole decisamente severe.

Infine, giusto un accenno alla degustazione. Prima di assaporarlo, bisognerà prima ossigenarlo, quindi la bottiglia andrà stappata e lasciata aperta per un tempo sufficiente a sviluppare il suo aroma, per il Chianti Classico basta qualche ora; oppure si dovrà procedere con la decantazione e andrà servito a una temperatura di 16/18°.

Cantine toscane da visitare

Eccoci arrivati al tour vero e proprio. Se si vuole regalare un viaggio da sogno all’insegna della scoperta della Toscana e soprattutto delle sue cantine, un’idea è quella della Cantina Antinori nel Chianti Classico, a Bargino (Firenze). Un tour tra mondo enologico, arte e architettura.

Se invece si è alla ricerca di un viaggio immersivo tra colline verdeggianti, tecniche di coltivazione e prodotti genuini, la scelta dovrà ricadere sul Castello di Verrazzano, Greve in Chianti (Firenze). Ricordate il Barone di ferro? Bene, una tappa obbligatoria è quella nell’Azienda Ricasoli 1141-Castello di Brolio, Gaiole in Chianti (Siena). Qui si potranno scoprire e degustare i segreti del Chianti Classico.

Sempre a Siena si potrà visitare la Tenuta Perano Frescobaldi, Gaiole in Chianti, panorama magnifico e degustazione mozzafiato, un’esperienza che regalerà ricordi indelebili. Un’altra tappa da tenere in considerazione è quella a Poggio Amorelli, Castellina in Chianti (Siena), tipica per la sua terrazza panoramica che renderà il momento della degustazione unico e irripetibile.

Insomma, la scelta è davvero vasta, ci si potrà sbizzarrire nell’organizzare il proprio wine tour. La Toscana è una terra che offre esperienze meravigliose e prodotti deliziosi, il vino resta il protagonista principale. Un’ultima caratteristica degna di nota si rifà al dialetto. Dall’inconfondibile e particolare ‘c’ aspirata, definita gorgia toscana, ai particolari proverbi, la Toscana riesce a farsi riconoscere. Questo territorio va scoperto in toto e se si è accompagnati da un buon calice ancora meglio; come direbbero i toscani: “Non ti mettere in cammino, se la bocca non sa di vino”.

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