Albarossa Bricco dei Guazzi, il cuore nascosto del Monferrato

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Vigneto Bricco dei Guazzi

Nel piccolo borgo medievale di Olivola, adagiato su morbide colline nel cuore del Monferrato, Bricco dei Guazzi affonda le sue radici in cinquecento anni di storia di produzione viticola, frutto dei trentatré ettari vitati di proprietà, circondati da splendide vedute.

Il panorama è ciò che rimane dell’antico mare che oltre venti milioni di anni fa ricopriva l’intera area, in cui Veronelli ha individuato alcuni cru. La composizione del suolo è marnosocalcarea con inclusioni tufacee, ideale per la viticultura. Le precipitazioni scarse e la pendenza dei terreni contribuiscono a far in modo che le radici delle viti debbano cercare l’acqua in profondità; l’insolazione è eccezionale per il colore bianco del terreno che riflette i raggi ed il calore del sole, per cui l’uva risulta colpita sia dall’alto che dal basso, arrivando sempre a completa maturazione. Le brezze provenienti dalle Alpi contribuiscono significativamente a mantenere le uve sane e ricche di aromi fruttati che si ritrovano poi nei vini.

Il Monferrato di Bricco dei Guazzi

Il paesaggio in cui si trova Bricco dei Guazzi è un mosaico di boschi, pascoli, campi a seminativo e vigneti, che si susseguono ininterrottamente, dalle pendenze dolci a quelle più irte, mete ricercate dagli appassionati di cicloturismo.  Ma è sottoterra che si cela il cuore nascosto del Monferrato, gli infernot: camere ipogee costituite da più locali, scavati nella pietra da cantoni, simile al tufo, decorate con nicchie e mensole atte alla conservazione ottimale del vino, grazie alla temperatura e all’umidità costante.

Bricco dei Guazzi custodisce il territorio e la villa stessa, dove le pietre rivivono di colori fissati tra presente e futuro, aderendo a un sistema di lotta integrata volontaria che applica pratiche virtuose come l’inerbimento tra i filari, l’utilizzo di acqua piovana raccolta in cisterne scavate nella roccia e il naturale alternarsi di ambienti biodiversi. Gli spazi già adibiti nel quindicesimo secolo alla produzione di vino vengono oggi custoditi e valorizzati, come la cantina più antica, da cui partono gli infernot, ora trasformata in sala di degustazione.

I vigneti cru di Albarossa censiti da Veronelli, il terroir del bric, i 500 anni di esperienza nella viticoltura e i nobili antenati fanno parte dell’identità di Bricco dei Guazzi e del suo motto “alta petit”, ovvero puntare all’eccellenza, attraverso la crescita e la continua innovazione che da sempre caratterizzano la storia della tenuta.

Monferrato Albarossa Bricco dei Guazzi

L’Albarossa di Bricco dei Guazzi racconta una parte di storia della viticoltura piemontese

Nel 1938 il Professore di enologia Giovanni Dalmasso unisce in un equilibrio virtuoso due vitigni, la Barbera e il Nebbiolo di Dronero (oggi noto come Chatus), dando vita ad un vitigno definito dal grappolo spargolo e dalla foglia tomentosa: l’Albarossa.

I cru censiti da Veronelli permettono non solo di modulare in maniera ottimale la vendemmia, scegliendo solo le migliori masse in base all’andamento dell’annata, ma anche di ottenere vini fortemente identitari. L’esposizione a sud e il terreno è marnoso, calcareo e tufaceo dei vigneti Mandola e Presidenta, consentono alle radici un grande sviluppo in profondità, garantendo la maturazione dell’uva anche in assenza d’irrigazione.

La pendenza accentuata dei terreni e i venti che soffiano dal fondovalle verso l’alto della collina impediscono qualsiasi ristagno idrico. Qui il vitigno Albarossa esprime al massimo la sua potenza di colore, la corposità e il tenore alcolico. Nel Vigneto Campone l’esposizione è invece a nordovest, dove le marne bianche si alternano a zone più ricche di ferro e argilla. Gli Albarossa di questo terreno spiccano per eleganza e finezza.

La vendemmia dell’Albarossa viene effettuata con una surmaturazione delle uve, per addolcire i tannini caratteristici del Nebbiolo e l’acidità tipica della Barbera. Il mosto ottenuto dalla pigia-diraspatura è lasciato a macerare a contatto con le bucce per una settimana in grandi vasche d’acciaio, a temperature comprese tra i 25° e i 28° C. Frequenti rimontaggi permettono un’ottima estrazione del colore e buona corposità.

Dopo la fermentazione malolattica il vino viene posto in barrique per 12 mesi, per ottenere un’impronta ossidativa ideale, cui seguono altri 12 mesi in botti da 20 ettolitri e un anno di affinamento in bottiglia. Rosso rubino intenso, profondo, quasi impenetrabile, l’Albarossa è subito caldo e avvolgente, dai netti sentori di mirtillo e piccoli frutti a bacca rossa, note di torrefazione e cuoio. Al palato è rotondo, con una grande concentrazione di frutto sorretta dal profilo tannico. Un vino importante e di grande piacevolezza, reso materico dalla surmaturazione delle uve. L’anima “lunga” lo rende adatto ad invecchiare felicemente e a farsi apprezzare nel tempo, anche a 20-30 anni dalla vendemmia.

Bricco dei Guazzi sarà presente a Vinitaly al padiglione 4, stand C7 de Le tenute del Leone Alato, il gruppo che riunisce tutte le aziende vitivinicole di Genagricola con l’obiettivo di valorizzare sul mercato i prodotti e la storia di ogni singola realtà, raccontando il carattere unico e identitario di ciascuna.

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