La battaglia contro il caldo estivo si vince nei mesi freddi. Nei vigneti di Siddùra il lavoro per affrontare gli effetti del cambiamento climatico ha radici lontane. Fin dalle origini, l’azienda ha impostato la gestione dei vigneti puntando sulla capacità di leggere le esigenze della pianta e del territorio, affiancando alle scelte agronomiche, tecnologie capaci di fornire indicazioni sempre più precise. Un modello che oggi consente di intervenire con tempestività di fronte a stagioni meno prevedibili e a condizioni climatiche sempre più estreme.
Una parte fondamentale di questa strategia si costruisce proprio durante l’inverno, attraverso la gestione delle acque meteoriche. Conservare quanto più possibile la risorsa disponibile nei mesi piovosi significa preparare il terreno ad affrontare quelli più caldi: una vera “banca dell’acqua”, inserita in un progetto più ampio di gestione del suolo e del vigneto, che consente alle piante di affrontare meglio le fasi di stress termico e idrico e di preservarne equilibrio e vitalità. Per la cantina Siddùra l’adattamento a estati sempre più calde è un lavoro che accompagna l’intero ciclo della vite: dopo un’estate segnata da caldo intenso e prolungato, la vendemmia 2026 è iniziata con un leggero anticipo rispetto allo scorso anno e le uve sono arrivate in cantina integre, sane e ricche di profumi.
IL NUOVO EQUILIBRIO DELLA VIGNA
“Anche questa vendemmia ha dimostrato concretamente che il cambiamento climatico si affronta con una conoscenza profonda del proprio territorio e con l’aiuto della tecnologia – spiega Luca Vitaletti, agronomo di Siddùra –. Non è un’azione d’emergenza che si improvvisa durante la raccolta, ma un percorso strategico che inizia sin da quando si sceglie di impiantare la vigna e prosegue per tutto il suo ciclo produttivo”.
Nei vigneti di Siddùra le caratteristiche del territorio sono parte di questa strategia. La posizione prevalentemente collinare, le temperature più fresche della notte e le brezze della Gallura contribuiscono a preservare freschezza e acidità delle uve. I terreni sabbiosi derivati dal disfacimento del granito favoriscono inoltre lo sviluppo delle radici in profondità, alla ricerca di umidità e nutrimento.Con l’arrivo della primavera cambia invece la gestione della chioma. Di fronte a estati sempre più calde, la priorità è proteggere il grappolo dall’esposizione solare più intensa. Per questo durante la potatura verde vengono preservate le foglie sul lato maggiormente esposto al sole: un “ombrellone naturale” che riduce l’irraggiamento diretto degli acini e aiuta a conservarne profumi, freschezza e acidità.In estate entrano in gioco il monitoraggio dello stress idrico e termico, l’irrigazione di precisione e i biostimolanti. “La sola acqua non basta più – sottolinea Vitaletti –. Il grande caldo accelera l’accumulo degli zuccheri e il rischio è perdere quella freschezza che determina l’equilibrio del vino. Per questo durante tutto l’anno lavoriamo sul terreno, sulla chioma e sul benessere della pianta affinché zuccheri, aromi e acidità raggiungano insieme il loro punto di equilibrio”.
IL CAMBIAMENTO CLIMATICO ENTRA NELLA PROGRAMMAZIONE
L’adattamento non riguarda soltanto le tecniche agronomiche adottate durante una stagione. “Programmiamo le attività partendo dalla consapevolezza che condizioni considerate fino a pochi anni fa eccezionali possono diventare sempre più ricorrenti e complesse – spiega Mattia Piludu, direttore generale di Siddùra –. Siamo consapevoli che dovremo affrontare annate sempre più complesse non soltanto per il caldo estivo, ma anche per il cambiamento delle precipitazioni invernali, sempre più intense e concentrate in brevi periodi. Dobbiamo monitorare attentamente come variano le fasi vegetative dei vigneti: le piante si adatteranno, ma non senza difficoltà. Il nostro compito è accompagnare questi cambiamenti, essere pronti e reattivi e preservare il prezioso patrimonio viticolo che abbiamo».
COME CAMBIA LA VENDEMMIA
La temperatura dell’uva al momento della raccolta è determinante anche per ciò che accade subito dopo. “Vendemmiare nelle ore più fresche è una delle scelte più importanti che facciamo – spiega Dino Dini, enologo di Siddùra –. Un’uva che arriva in cantina fresca conserva intatti i precursori aromatici e l’acidità naturale, è meno esposta a ossidazioni e fermentazioni indesiderate. In un’annata calda come questa, qualche grado in meno nel cassone significa preservare quella freschezza e quei profumi che sono la firma dei nostri vini, a partire dal Vermentino di Gallura”. Una scelta che non riguarda soltanto la qualità delle uve, ma anche le condizioni di lavoro nei vigneti. “Vendemmiare nelle ore più fresche della giornata serve non solo a proteggere i profumi dell’uva, ma anche a preservare la salute dei nostri lavoratori”, sottolinea Vitaletti.
Quando l’uva arriva in cantina l’obiettivo è proteggere ciò che è stato preservato in vigna: basse temperature, lavorazioni al riparo dall’ossigeno, pressature soffici e controllo delle fermentazioni. Nelle annate più calde diventa ancora più importante scegliere il momento esatto della raccolta di ogni parcella, attraverso il confronto continuo tra agronomo ed enologo. “Il cambiamento climatico non deve tradursi automaticamente in un cambiamento dell’identità del vino – sottolinea Dini –. In un’annata così estrema non basta seguire un protocollo, serve saper leggere ogni giorno la vigna e decidere in fretta. Assaggiare, analizzare e intervenire al momento giusto per mantenere l’equilibrio tra alcol, acidità e struttura. È un lavoro di squadra, in cui agronomo e personale di cantina sono fondamentali quanto l’enologo”.

