20 anni di promozione dei vini altoatesini negli USA

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Fabio Italiano
Fabio Italiano
Classe 1968, nato e cresciuto nella cantina del ristorante di famiglia, ho avuto il privilegio di conoscere i migliori vini del mondo grazie a mio padre. Tra le mie mani ho visto passare il meglio della produzione vinicola italiana e francese: dal Sassicaia (allora ancora semplice Vino da Tavola) ai vari cru di Barbaresco di Angelo Gaja, fino ai super famosi Château Margaux, Château Lafite Rothschild, Petrus, solo per nominarne alcuni. Tra un servizio ai tavoli e l’altro, ho anche trovato il tempo per laurearmi in Ingegneria presso l’Università degli Studi di Palermo. Il 23-11-1998, giorno del mio 30esimo compleanno, mi trasferisco in Olanda per amore, dove ancora oggi vivo con mia moglie e i miei due figli. Bereilvino.it è il mio hobby e non mi ritengo un esperto di vino ma solo un appassionato!

Il 19 ottobre 2006 a New York, 34 rinomati giornalisti, critici e opinion leader del settore enologico provenienti da tutti gli Stati Uniti ebbero l’opportunità di conoscere per la prima volta l’ampia varietà dei vini altoatesini. In tale circostanza, la Camera di Commercio, in quel periodo ancora responsabile della promozione dei vini, organizzò una degustazione presso l’Alto Restaurant in Madison Avenue, durante la quale i partecipanti ricevettero anche una panoramica sulla storia e la cultura del vino in Alto Adige.

L’evento, che mise in primo piano soprattutto il Pinot Bianco, il Gewürztraminer, il Pinot Nero e il Lagrein, fu un grande successo e, già nel febbraio del 2007, l’ufficio per la promozione del vino della Camera di Commercio di Bolzano organizzò una seconda degustazione ancora più ampia, sempre a New York. I due eventi sono considerati il trampolino di lancio per le attività di marketing congiunto negli USA.

Questa strategia, a vent’anni dal primo evento d’esordio, continua a essere uno dei pilastri fondamentali per la promozione del vino altoatesino, di cui oggi è responsabile il Consorzio Vini Alto Adige. “Il mercato americano è il quarto per volume di vendite e il secondo mercato di esportazione più importante per i vini dell’Alto Adige, motivo per cui continua ad essere una priorità“, spiega Eduard Bernhart, direttore del Consorzio.

Per tale motivo, la ricorrenza è stata festeggiata martedì, con un’ampia degustazione a New York. Una trentina di produttori altoatesini hanno presentato i loro vini a circa 200 professionisti di settore americani, soprattutto sommelier, importatori e ristoratori. Oltre alla degustazione, sono state organizzate anche diverse masterclass con Madeline Puckette, co-fondatrice della piattaforma vinicola statunitense “Wine Folly”, sui capolavori del vino altoatesino e sulla longevità dei vini locali.

L’evento celebrativo di martedì, tuttavia, non deve e non può nascondere il fatto che la gestione del mercato statunitense, negli ultimi anni, sia diventata più difficile. Gli Stati Uniti rimangono un mercato strategicamente importante per l’Alto Adige, nonostante le attuali incertezze. “L’amministrazione Trump, infatti, ostacola le esportazioni con il protezionismo del mercato e la sua aggressiva politica tariffaria. Di conseguenza, i nostri prodotti, e quindi anche i vini, sono diventanti sensibilmente più cari nel commercio e nella ristorazione, rallentando notevolmente le vendite negli USA“, afferma Margit Gamper, direttrice del dipartimento Business Development di IDM Alto Adige. IDM ha organizzato l’evento a New York in collaborazione con il Consorzio Vini Alto Adige.

Nonostante la difficile situazione attuale del mercato, anche dopo 20 anni gli USA continuano ad essere una piazza commerciale di forte richiamo sviluppata intensamente con una sistematica attività mediatica, contatti con opinion leader, campagne pubblicitarie, degustazioni e una serie di eventi, soprattutto nelle grandi città. “I nostri vini – soprattutto i bianchi fruttati – sono molto apprezzati negli Stati Uniti“, afferma Bernhart. “Ciò si deve anche alla nostra solida presenza nella ristorazione italiana – e, non da ultimo, alla naturale curiosità dei consumatori americani.”

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