Enovitis in campo: il rapporto suolo vitigno tra scienza e prova al bicchiere

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enovitis in campo

Terre di frontiera: suolo – vitigno nella sfida della qualità e del cambiamento climatico”: questo il titolo del convegno organizzato da “Il Corriere Vinicolo” in collaborazione con il Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, che ieri, 20 giugno, ha raccolto intorno ad un tavolo istituzioni, ricercatori del mondo scientifico e imprenditori per affrontare un tema che sta diventando centrale per il settore della viticoltura.

“Un convegno da cui deve partire una nuova stagione di dialogo tra imprese e mondo della ricerca – ha commentato Ernesto Abbona, Presidente di UIV – per comprendere al meglio le dinamiche che devono svilupparsi in futuro su un tema cruciale come questo”.

Come riconsiderare l’importanza del suolo, come valorizzarlo, come comunicarlo: questi i tre filoni attorno ai quali si è articolato l’incontro introdotto da Giulio Somma, Direttore de “Il Corriere Vinicolo”. Il convegno, in particolare, ha portato all’attenzione di una sala gremita sia importanti contenuti di tipo tecnico-scientifico, fondamentali per la comprensione della situazione attuale dei vigneti e, in generale, della viticoltura, sia le esperienze vissute in prima linea da aziende innovative come Antinori, Bertani, Cavit e Frescobaldi. I rappresentanti di questi importanti aziende hanno riportato la loro esperienza circa le innovazioni adottate per far fronte alla sfida della qualità e del cambiamento climatico durante la tavola rotonda condotta da Gioacchino Bonsignore.

Ad aprire il convegno, l’intervento del dott. Attilio Scienza (Università degli studi di Milano), che ha affrontato il tema del deperimento dei vigneti, sottolineando come sia oggi fondamentale mantenere sempre più alta l’attenzione sullo studio del suolo e dell’apparato radicale della vite, poiché “il cervello della pianta sta nelle radici”. Altra questione centrale è stata affrontata dal dott. Lucio Brancadoro (Università degli Studi di Milano) che ha dimostrato quanto il ruolo del portainnesto possa influire sulle prestazioni del vitigno, sul suo sviluppo vegetativo e sulla qualità dell’uva e, di conseguenza, quanto sia importante scegliere accuratamente questa componente.

degustazione enovitis

Il dott. Diego Tommasi (Centro di Viticoltura ed Enologia) ha, poi, posto l’accento su quanto non sia più possibile fare affidamento sul clima, la cui variabilità intra-annuale non permette più di avere stagionalità definite, e di come, invece, puntare sullo studio del suolo rappresenti una soluzione più controllabile e di maggior impatto sulle piante. “Nutrire il suolo, prima di nutrire la pianta”, è il messaggio che ha voluto lanciare il dott. Edoardo A.C. Costantini (Centro di Viticoltura ed Enologia), che ha specificato come il suolo sia un sistema ecologico e dinamico complesso e come dal suo funzionamento dipenda la vita dei vitigni. A chiudere la parte scientifica del convegno il dott. Riccardo Velasco (Direttore del Centro di Viticoltura ed Enologia), il quale ha incentrato il suo intervento sulla questione dei vitigni resistenti, sottolineando che ad oggi, grazie al lavoro di ricerca delle Istituzioni in tutta Europa, sono disponibili informazioni e dati per il miglioramento genetico della vite.

Dal tavolo accademico, il tema del suolo si è poi trasferito al bicchiere. A completamento del convegno e nella cornice della Cantina Trerose, ha, infatti, avuto luogo una speciale degustazione guidata a cura di Daniele Cernilli (DoctorWine) e Yiannis Karakasis (Master of Wine) e coordinata da Andrea Lonardi, direttore operativo della Bertani. L’esperienza si è svolta alla presenza di professionisti del mondo del vino provenienti da Canada, Australia, Taiwan, Usa, UK, Portogallo e Grecia e ha messo a confronto vini provenienti da otto vitigni di territori diversi. Ne è emerso chiaramente che, con sistemi di lavorazione e microclima analoghi, è il suolo ciò che, alla prova del bicchiere, fa davvero la differenza e che diventa l’elemento che determina il carattere e la struttura del vino.

“L’identità dei territori – spiega Lonardi –, unita all’interpretazione che l’azienda dà di quel territorio, fa davvero la differenza. Nell’Italia che deve essere più competitiva in termini di valore e immagine partire dal suolo è ciò che ci distingue. Tutti possono coltivare le nostre varietà, ma il nostro suolo e il nostro clima sono intrasferibili. Questo è il nostro valore unico. E grazie a Enovitis questo messaggio è stato lanciato chiaro”.

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