Barbera del Sannio, rosso autoctono in versione Bio

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Il Sannio, anticamente luogo di battaglie, oggi patria di una grande Doc. Territorio vasto ed articolato, a forte vocazione vitivinicola, dove da tante piccole aziende è nata una grande realtà di vino. Andiamo a scoprirne uno fra i tanti rossi prodotti in questa zona della Campania. Tra il Monte Taburno e il massiccio del Matese, a pochi chilometri dalla Puglia, nel cuore della valle Telesina sorge Castelvenere. Piccolo comune di appena 2000 abitanti, denominata ‘Città del vino’ per la presenza di produttori che sfruttando i vitigni autoctoni hanno saputo coniugare l’agricoltura biologica alle antiche tecniche di coltivazione della vite.

Attraversando filari sterminati di vigne coltivate ad Aglianico, il rosso principe dell’intera area appenninica campana, nel cuore del Sannio Doc scopriamo un’eccezione : il Barbera. Lontano parente dell’omonima uva piemontese, unicum che contraddistingue l’azienda ‘Antica Masseria Venditti’ di Castelvenere, attiva nell’ambito dell’agricoltura biologica. Dopo averne visitato gli 11 ettari di vigneto ‘didattico’ e la sala interna dedicata all’imbottigliamento, concludiamo il tour  con una piacevole degustazione – accompagnata da alcune specialità locali.

Ci troviamo di fronte ad un esempio di agricoltura bio, che si riflette particolarmente nella produzione, fra i tanti, di due vini (un bianco ed un rosso) caratterizzati dall’assenza di solfiti. Uno fra questi, prodotto appunto con uve di Barbera sannita, è il cosiddetto Assenza 2015, cui l’impresa ha voluto tributare un ulteriore appellativo legato al passato. Da zio Giuseppe Venditti soprannominato ‘il barbetta’ – che negli anni ’70 intraprese questa coltura con dedizione e sacrificio – ecco quindi il vino rosso Barbetta Barbera (rigorosamente bio). Netta la differenza fra la sua versione senza solfiti del 2015 e quella con solfiti del 2013. Due rossi prodotti dalla medesima uva, vitigno autoctono perfettamente consono al terroir argilloso della zona, ma con notevole differenza dal punto di vista olfattivo e gustativo. Mentre nel primo saltano subito al naso le caratteristiche dell’Assenza di solfiti, nel secondo siamo davanti ad un rosso morbido e meno aggressivo per il palato.

Più giovane e quindi di color tendente al rubino l’Assenza, ma con gradazione alcolica del 14,5% ; meno spigoloso e maggiormente fruttato il secondo, un Barbetta Barbera 2013 tendente al granato, “addolcito” dall’aggiunta di solfiti ed inferiore come tasso alcolico (13,5%). Due calici di un Barbera sannita che lasciano spazio a molte interpretazioni, soprattutto per l’ardua – e coraggiosa – impresa che i Venditti hanno voluto sperimentare attorno a questo prodotto. In entrambi i casi siamo davanti ad un vitigno autoctono “pre-filloxera” – salvato negli anni ’30 dall’arrivo del temibile parassita che ha decimato intere vigne europee. Accompagnare il Barbetta 2013 ad un piatto di carrati al ragù, con cotiche e braciole di maiale locale, è l’ideale soprattutto per le sue note avvolgenti e gli aromi floreali che invece non troviamo nella versione Assenza. Decantare un vino privo di solfiti e piuttosto giovane, serve dunque a liberare parzialmente il naso e la bocca da quelle iniziali note più dure e tendenti al vegetale, magari meno piacevoli per la degustazione.

In chiusura una panoramica sull’immenso mondo della vigna didattica, che offre, naturalmente, un eccellente Falanghina beneventano (autoctono) talvolta abbinato ad uve bianche di “Grieco” sannita, di “Cerreto” o di Fiano. Nella nuova Doc Sannio troviamo inoltre degli ottimi rossi frutto dell’innesto di uve Montepulciano unite al locale Aglianico, Piedirosso e Coda di Volpe, coltivati secondo la tecnica etrusca della “cortina pendente”. Ciò ovviamente in quantità minore rispetto ai rossi Barbera ed Aglianico 100% – premiato quest’ultimo nella versione Marraioli all’ultimo Vinitaly di Verona 2017.

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