Abbazia di Crapolla, oasi di pace per bere i vini dell’antica Grancia benedettina

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Cantina Abbazia di Crapolla

Oltre cinque secoli di storia, dai monaci dell’omonima abbazia situata in costiera sorrentina ad oggi, sulle alture di Vico Equense (NA) sorge un vero e proprio paradiso. Ettari di terra interamente adibiti a vigneto, pur essendo nel cuore degli uliveti caratteristici della zona costiera. Siamo in penisola sorrentina, lungo la catena dei Monti Lattari, laddove mare e montagna offrono scorci di indubbia bellezza e suggestione.

Proprio nella spianata che sovrasta le colline di San Francesco – sede del monastero omonimo – secoli fa i monaci cistercensi trapiantarono una delle colture più impensabili in un terroir vulcanico come quello dell’area in questione. Vicinissimo al Vesuvio, il terreno pur fertile non avrebbe mai favorito la produzione di un vino così fresco e di ampio respiro, se non fosse stato per l’impegno e la dedizione dei protagonisti della storia che andiamo a raccontare.

Aprendo le porte ai visitatori, soci della Condotta Slow food Costiera sorrentina e Capri, gli attuali gestori dell’azienda di Crapolla hanno offerto un’ampia carrellata dei principali vini prodotti nella grancia d’origine cinquecentesca. Dalla regola benedettina “hora et labora” alle moderne attrezzature per la potatura della vite, per la successiva lavorazione e fermentazione del mosto, la degustazione offerta al pubblico della chiocciola ha svelato alcuni segreti di un lavoro complesso, vista la natura vulcanica di un terreno che di certo non avrebbe mai garantito la produzione di un eccellente Pinot nero.

Il Noir appunto, come denominato dal patron Fulvio Alifano, che richiama le nobili origini francesi del vino omonimo ma prodotto per lo più in terreni argillosi e più ricchi d’acqua. Con l’aiuto dell’enologo Arturo Erbaggio, la degustazione guidata dei vini con marchio Abbazia di Crapolla ha rivelato più tipologie di bianco e di rosso, con differente colorazione ed altrettanto diversi aromi a seconda delle annate. Sorvolando sulla vera eccezione per un terreno vulcanico, quale appunto il Noir (Pinot), il pranzo a base di eccellenze locali è stato accompagnato da bianchi quali il Sireo 2012 e 2013 ed il Poizzo. L’uno dal colore giallo paglierino ma tendente al dorato nella sua versione più recente (2013), l’altro più chiaro e tendente al verdolino all’esame visivo. Entrambi ideali per accompagnare il ricco antipasto che l’azienda ospitante ha generosamente offerto agli ospiti di Slow food.

Più che mai indovinato l’abbinamento del Sireo e del Poizzo con salumi locali e con il celebre Provolone Del Monaco Dop, serviti accompagnati da pane cafone e dal tipico “scagliuozzo” di polenta e verdurine. Caratteristica del vino di punta di Crapolla, il Sireo, è decisamente il giusto mix di due vitigni campani d’eccellenza : 40% Fiano d’Avellino e 60% Falanghina. Morbidezza e freschezza con una punta di Moscato nel Poizzo, invece, ma pur sempre adatto alle maestranze locali servite in apertura.

I rossi, altrettanto ricchi quanto meno elaborati dei bianchi prodotti nella grancia benedettina del feudo di Crapolla. Il Sabato è sicuramente quello più apprezzato dai commensali, soprattutto se abbinato a piatti caldi a base di fagioli e verdure dell’orto, bietole e ortica in particolare. Tutto esclusivamente a km zero, genuino, pulito e giusto come nella buona tradizione Slow food.

Ottimo anche l’abbinamento della seconda versione di Sabato in bottiglia, dal colore più rubino e meno granato rispetto alla prima variante, servita in caraffa. La cucina campana e partenopea in particolare offre quale secondo piatto invernale la cosiddetta “tracchiulella” nel sugo (braciole di carne e salsiccia con salsa di pomodoro – ndr) apprezzatissima in abbinamento ad un vino rosso autoctono. La penisola sorrentina di per sé non è una terra a vocazione vinicola, come magari la vicina Irpinia o il Sannio.

Malgrado ciò, grazie all’antichissima Abbazia di Crapolla, oggi abbiamo raccontato un’eccezione, una sfida imprenditoriale che è quasi un unicum nel settore. Caso esemplare di terroir vulcanico che è riuscito nell’esperimento della produzione di eccellenti vini e su cui in pochi avrebbero scommesso. Leggende antiche e storie di baronato risalenti al Cinquecento hanno attraversato le lande di questa terra, oggi riscoperta nel suo lato più affascinante coniugando storia e cultura del vino, come mai era potuto accadere in terreni agricoli adatti per lo più ad agrumi ed ulivi.

Articolo di Francesco Pascuzzo

Vino Sireo Abbazia di Crapolla

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