Cupramontana, presentati i risultati sulla zonazione dei vigneti

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Francesco Quercetti

Una terra vocata a una produzione enologica d’eccellenza, capace di evidenziare nel bicchiere peculiarità gustative strettamente legate al profilo geologico e pedoclimatico delle sue diverse contrade: la 78° edizione della Sagra dell’Uva di Cupramontana si è aperta giovedì 1 ottobre con la presentazione dei risultati del lungo lavoro di zonazione dei vigneti locali realizzato nell’ambito del percorso quinquennale di valorizzazione del Verdicchio. A illustrare i diversi profili del vino del territorio, percorrendo con il calice in mano le sei diverse zone individuate all’interno del Comune di Cupramontana son stati il coordinatore della guida Slow Wine per le Marche Francesco Quercetti e lo scrittore ed esperto di enogastronomia Maurizio Silvestri.

Il vino nel territorio di Cupramontana è sempre stato principalmente Verdicchio, che qui rappresenta storicamente uno dei baluardi della Doc dei Castelli di Jesi e nel corso degli anni si è sempre distinto per originalità e fedeltà territoriale, anche per la propensione a vinificare le uve di alcune zone o di singoli vigneti “in purezza” rispetto alla tendenza prevalente in altri Comuni ad assemblare uve provenienti da versanti diversi. “Proprio in virtù di questa caratteristica – ha sottolineato Francesco Quercetti –  esiste la possibilità di individuare una certa riconducibilità dei vini ai diversi versanti di provenienza. In generale, a Cupramontana non si riscontrano la prontezza, l’ampiezza fruttata e la delicatezza olfattiva che è propria dei versanti più bassi della Doc, bensì un tratto aromatico molto complesso che emerge durante l’affinamento in bottiglia, anche dopo lunghi anni, una struttura robusta e tratti alcolici piuttosto importanti”. Uno dei vini bianchi che hanno reso Cupramontana nota al mondo degli enofili fin dagli anni Ottanta è il Cuprese, ottenuto da uve Verdicchio provenienti da diversi versanti del territorio. Infine, pur quantitativamente poco rilevante per quantità, esiste nell’area anche una produzione di vino rosso, proveniente generalmente da uve autoctone del centro Italia, principalmente Montepulciano e Sangiovese.

Lo studio del territorio – Il prezioso lavoro di analisi scientifica del territorio compiuto fino a oggi ha permesso di ricostruirne le peculiarità geologiche, idriche e agronomiche, ma anche storiche e culturali, che si ritrovano nei diversi vini. In generale, dal punto di vista geologico il territorio cuprense – così come gran parte delle colline marchigiane – è stato in passato un fondale del Mare Adriatico: attraverso la combinazione di complesse dinamiche di trasgressione e regressione marina e di fenomeni tettonici le colline si sono formate nel periodo del Pliocene inferiore (più di 5 milioni di anni fa). Ne consegue che la formazione geologica dominante è quella delle Argille Azzurre, che hanno caratteristiche diverse tra loro a seconda delle modalità di sedimentazione. Inoltre una vasta parte del terroir cuprense – il versante che da San Michele e Manciano volge verso Staffolo – presenta una successione geologica diversa e più antica, risalente al Miocene e dominata dallo Schlier e dalla formazione gessoso-solfiera. “Nel territorio di Cupramontana, così come in quello dei Castelli di Jesi in genere, non è possibile individuare suoli con caratteristiche assolutamente univoche – ha spiegato Maurizio Silvestri – poiché l’argilla è ovunque come una sorta di legante universale. Si può parlare dunque di “prevalenza” di una caratteristica su di un’altra a seconda del sottosuolo geologico e, seguendo la classificazione della carta regionale, si possono raggruppare alcune contrade a seconda dei suoli prevalenti”.

Le sei zone – Incrociando i dati geologici, ambientali e climatici che caratterizzano il profilo organolettico dei vini prodotti, è stato possibile individuare sei zone. I versanti più noti, dove si trovano le contrade San Michele, Morella, Torre e Colonnara, sono quelli che guardano a sud–sud est, un’ampia sequenza di ripide colline assolate e ventilate che strizzano l’occhio al mare e in cui la vendemmia è solitamente precoce. Potenza, struttura e sapidità si ritrovano nei vini del cru San Michele, mentre quelli di contrada Morella, con profilo simile, presentano un profilo aromatico, gustativo e salino leggermente meno complesso. Il versante limitrofo a San Michele è quello di Manciano, Carpaneto, Brecciole e Accoli, un insieme di crinali con esposizioni variabili che volgono lentamente verso la piana di Jesi. In questa zona i vini sono più freschi che potenti, sono dotati di buona salinità e aromi varietali. Il versante ovest è occupato dalle contrade Salerna, San Bartolomeo, Barchio, Romita ed Esinante: le vigne sono rivolte verso l’Appennino e hanno esposizione mediamente fresca. Molto spesso le uve di questo versante sono destinate a produrre spumanti dai profili aromatici interessanti. A pochi passi si trova Poggio Cupro, il più alto dei cru cuprensi, situato sul versante nord ovest e le cui vigne tuttavia giacciono in un ampio crinale esposto a sud: i vini prodotti in questa zona solitamente godono di aromaticità ampia e solare, con sentori di fiori gialli e frutta, conditi di anice e ricordi minerali. L’ultimo dei versanti cuprensi è quello di Pietrone, San Marco e Alvareto. Situato nella zona nord-nord est di Cupramontana, è composto da crinali con diversa esposizione ed è l’area più fresca della zona. Quello esposto maggiormente a nord e più aperto alle correnti fredde è sicuramente Pietrone. Nella parte più alta le uve genericamente confluiscono nella produzione di spumante, mentre nel corpo centrale vengono utilizzate per la produzione di alcuni vini da singola vigna. Sottoposte a surmaturazione (in alcune stagioni attaccate anche da muffa nobile) e raccolte negli ultimi periodi vendemmiali, le uve di questa zona mantengono ottimi caratteri di freschezza e salinità.

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