Vino d’Autore: il primo appuntamento del 14 aprile

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Va ben oltre ogni attesa, sia per quanto riguarda il numero di partecipanti sia per gli sviluppi concreti dell’idea progettuale, il primo appuntamento di Vino d’Autore, la rassegna itinerante in area vesuviana sul vino campano di qualità. Sono stati innanzitutto i 24 produttori, provenienti da ogni provincia della Campania, i protagonisti di questa prima tappa di martedì 14 aprile, che in poche ore ha registrato un’affluenza di oltre quattrocento persone, tra appassionati e operatori del settore, un pubblico record per  Villa Savonarola, prestigiosa sede dell’evento.

Grandissimo interesse hanno destato i laboratori di degustazione, nel corso dei quali gli enologi hanno potuto svelare i segreti di vini e vitigni semisconosciuti, come il Ginestra della Costiera Amalfitana, presentato dall’enologo di fama Vincenzo Mercurio, o il Grecomuscio, proveniente dall’areale taurasino e illustrato dal ricercatore Nicola Francesca assieme all’enologo Gianluca Tommaselli. Si tratta di un vitigno raro e molto diverso dal più famoso Greco di Tufo, con il quale divide parte del nome, “Greco-muscio”, da più tempo oggetto di sperimentazioni ad opera del Dipartimento di Microbiologia degli Alimenti Enologici della Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli. Il raro vitigno, infatti, è capace di produrre lieviti indigeni per fermentazione dalle caratteristiche organolettiche e chimico-fisiche straordinarie, superiori per tantissimi aspetti ai cosiddetti “lieviti selezionati”, cioè a quei lieviti derivanti da vitigni internazionali ed impiegati comunemente in vinificazione.


Enorme curiosità hanno inoltre suscitato gli altri due laboratori, guidati dagli enologi Nicola Trabucco e Sergio Romano. Il primo enologo, uno dei massimi esperti dei vitigni di Terra di Lavoro e del glorioso Falerno, il vino più famoso dell’antichità, ha guidato gli appassionati presenti lungo un affascinante percorso storico in cui sono state ricostruite tecniche e mode della vinificazione, nonché l’utilizzo dei diversi vitigni adoperati nel corso dei secoli. Nell’ultimo laboratorio, condotto da Sergio Romano, il pubblico presente si è divertito a scommettere sul “contenuto del bicchiere”, dal momento che sono stati serviti due vini bianchi alla cieca, senza cioè alcuna indicazione dei vitigni adoperati; per la sorpresa generale si è potuto scoprire che in realtà solo uno di due vini proveniva da uve bianche – per l’esattezza da uve Fiano del Cilento – mentre l’altro è risultato essere l’inaspettato effetto della vinificazione in bianco di uve Aglianico, uve esistenti in natura solo nella forma a bacca rossa.


E, sempre in tema di “effetti speciali”, altre sorprese promettono per il futuro più prossimo gli ideatori della rassegna, Anita Mercogliano e Ugo Baldassarre, che per ora, anche per alimentare la suspense, hanno solo comunicato data e titolo della prossima puntata, data e titolo in certo senso coincidenti: “969”, “noveseinove”, “09 giugno 09″…

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