Fedagri: L’Italia non basta, il nostro mercato è il mondo

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“Il tempo delle analisi è finito. Dobbiamo interpretare lo scenario mondiale che è velocemente cambiato, sotto la spinta della crisi, al quale non possiamo rispondere con i vecchi modelli. Il mondo cooperativo del vino ha intuito da anni che la strada per consegnare all’agricoltura italiana un ruolo da protagonista e non residuale è quello di aggredire i mercati stranieri. I segnali ci sono tutti: clima di fiducia delle imprese, aumento dell’export e possibilità di sfruttare le risorse per la promozione, ma tutti questi elementi saranno vacui se non accompagnati da processi di aggregazione seri. Questo è il momento per agire”. Con queste parole, il presidente di Fedagri-Confooperative Maurizio Gardini ha chiuso i lavori dell’assemblea del settore vitivinicolo a Pollenzo (Cuneo).

“La nostra parola d’ordine – ha proseguito Gardini – deve essere ‘meno cooperative e più cooperazione’, adeguando i nostri percorsi imprenditoriali e avviando processi di concentrazione, ma senza perdere il contatto con i soci: questo è un compito che la classe dirigente dell’organizzazione deve avere ben chiaro”.

Nel corso dell’assemblea sono stati discussi gli aspetti cruciali del mercato vitivinicolo a partire dalla situazione del Vigneto Europa. “A oltre due anni di distanza dalla riforma europea del settore vinicolo, il Vigneto Europa ha compiuto un’operazione di risistemazione – ha spiegato Silvia Nicoli della DG Agricoltura della Commissione Europea – per orientare la produzione al mercato. Non bisogna dimenticare che, in passato, gran parte della produzione veniva destinata alla distillazione di crisi. Se, da un lato, le misure di estirpazione hanno ridotto la superficie vitata europea di 164.000 ettari, pari ad un calo del 10,8% sul totale Ue (di cui -13.000 in Spagna, -10.000 in Italia e – 12.000 in Francia, in tre anni), dall’altro occorre tenere presente le ristrutturazioni che hanno portato alla rivisitazione di 29.000 ettari in Italia, 95.000 in Spagna e 23.000 in Francia. Ora il vigneto Europa è meglio strutturato ed è il momento di ragionare sulla gestione complessiva del suo potenziale”.

Il settore del vino, l’unico all’interno del comparto agroalimentare, sta vivendo, nonostante la crisi un momento positivo in termini di fiducia. “Il clima di fiducia, l’indicatore calcolato dall’Ismea per il terzo trimestre 2011 – ha precisato Tiziana Sarnari, della Direzione Mercati di Ismea – mostra una decisa progressione rispetto al trimestre precedente. Questo grazie a migliori attese sugli ordini, alle minori scorte, alla domanda estera in crescita e alla buona qualità attesa per la vendemmia 2011”.

L’attenzione ai mercati non sottrarrà l’organizzazione dagli impegni istituzionali e Gardini ha ribadito che Fedagri-Confcooperative “farà tutte le battaglie politiche, ma il nostro punto di riferimento resta il mercato e il modello imprenditoriale avviato nel settore del vino è da replicare anche per le altre produzioni, dall’ortofrutta al lattiero caseario. Questo processo richiede un’accelerazione nell’avanzamento – ha aggiunto Gardini – delle operazioni di concentrazione delle imprese”.

In particolare, nel settore del vino, oltre allo strumento delle fusioni sono auspicabili le sinergie commerciali.

“La sfida per il futuro non è diventare aziende di grandi dimensioni senz’anima, dobbiamo preservare il rapporto con il territorio come abbiamo fatto in questi anni” – ha sottolineato Adriano Orsi, presidente del settore vitivinicolo di Fedagri. “La soluzione non sempre sta nelle fusioni, spesso si potrebbero privilegiare delle sinergie commerciali, in modo da non perdere il nostro radicamento sul territorio”.

Quanto al rapporto tra produzione e grande distribuzione, dal Piemonte è partito un chiaro messaggio dall’organizzazione cooperativa.

“Credo nella politica degli accordi in questo campo – ha affermato Gardini – ma di fronte all’arroganza di una parte della Grande Distribuzione che vuole trasferire sui fornitori i costi delle sue inefficienze, annuncio che la cooperazione non farà sconti a nessuno e se non sarà possibile siglare accordi, chiederemo una legge dello Stato che, come accaduto in Francia, porti trasparenza sui punti fondamentali degli accordi”.

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