Quarant’anni di vini DOC Breganze, tra tradizione ed innovazione

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Graziella Novello racconta la DOC Breganze. «Il grande esperto di vini Zeffiro Bocci definiva la nostra “una plaga così piccola dove per avere caratteristiche similari, ma non uguali, ci vuole un’intera regione. Un vero tesoro: qui c’è la possibilità di produrre degli splendidi e fragranti vini bianchi, questi rossi quasi sottilmente corposi, quasi un controsenso”». La produttrice dell’azienda vitivinicola Villa Magna, tra i fondatori del Consorzio di Tutela breganzese, ha rievocato la storia dei primi quarant’anni dell’associazione nel corso del convegno “Breganze: piccola DOC dal grande fermento”, che si è svolto alla Cantina Beato Bartolomeo di Breganze durante la più recente edizione della Prima del Torcolato.

«Con il Consorzio partimmo nel lontano 1969 – ricorda Novello – per primi nella provincia di Vicenza e fra i primi nella regione Veneto, con solo sei vini: quelli che, come diceva l’economista Fedele Lampertico, “potevano aspirare all’onore di essere messi in bottiglia”». Le prime sei etichette “Breganze DOC” furono Vespaiolo, Breganze Bianco, Breganze Rosso, Cabernet, Pinot Nero e Pinot Bianco. «Nel marchio di qualità Breganze vennero da subito riconosciute le virtù che nascono non solo dalle eccellenti condizioni pedoclimatiche dell’area ma anche da fattori storico-culturali che sono unici e irripetibili in ogni zona di produzione. Dalla fine degli anni Sessanta arriviamo ai giorni nostri, che vedono in dirittura d’arrivo nel disciplinare della DOC il taglio bordolese – rappresentato dal Breganze Rosso – un Breganze Merlot in purezza, un Breganze Tai in purezza, la rivisitazione del Breganze Bianco, la versione spumante del Vespaiolo e la possibilità di designare in etichetta la menzione Riserva per tutti i vini rossi e per il nostro Torcolato qualora abbiano subito almeno due anni di invecchiamento, con decorrenza dal primo novembre di ogni annata di produzione. A causa poi di un riscaldamento del Nord Italia e in generale di tutta Europa, solo per motivi climatici, è stata introdotta nella Denominazione la possibilità di applicare l’irrigazione di soccorso e di utilizzare dei sistemi di condizionamento ambientale per l’appassimento. Questi, esclusivamente con temperature tali da essere pari a quelle dell’appassimento tradizionale che devono godere le nostre uve messe a riposo».

Altre modifiche sono state apportate nella designazione del sapore: «Per il Breganze Tai, per il Breganze Bianco, il Pinot Bianco, il Pinot Grigio e il Sauvignon – continua Novello – è stata tolta la dicitura “asciutto e secco” per rispettare il bilanciamento perfetto che deve esserci fra acidità e zuccheri, che sempre con il clima devono fare i conti. E’ stato poi innalzato l’estratto secco del Merlot, del Cabernet e del Cabernet Sauvignon, che da 18 sono stati portati a 20 per mille». A far raggiungere alla DOC numerosi traguardi nel tempo, aggiunge la produttrice, «è stata la professionalità e lungimiranza dei produttori della zona di Breganze. Ottenere un vino unico, complesso ma soprattutto inimitabile, ci ha fatto percorrere la strada della preparazione del taglio bordolese per il Breganze Rosso, in primis, e una diversa connotazione del Breganze Bianco, accomunando diverse varietà e calibrandole per far sì che la marca, il terroir e l’opera di chi produce questi vini vengano messi in evidenza e siano molto più godibili al consumatore finale. Il Breganze Rosso sarà quindi prodotto con almeno il 50 per cento di uve Merlot e l’altro 50 per cento di varietà a bacca rossa non aromatica, congiuntamente e non disgiuntamente presenti nel medesimo vigneto e nello stesso ambito aziendale. Il Breganze Bianco avrà invece almeno il 50 per cento di uve Tai, l’altro 50 per cento sarà di uve di varietà a bacca bianca non aromatica congiuntamente e non disgiuntamente presenti nello stesso ambito aziendale.

Circa il Vespaiolo Spumante, va ricordato che il Vespaiolo in sé è un vino che si porta in dote un corredo genetico in acidità piuttosto elevato, e che spesso ha una particolare ricchezza di sali minerali, soprattutto nei vini provenienti da alcune, specifiche zone del Consorzio, come si vede bene dal Manuale di Zonazione Viticola recentemente terminato dalla DOC. Acidità e sali minerali sono parametri molto importanti nella produzione di spumanti di qualità, quindi il prodotto ha già delle buone caratteristiche in partenza. Il Vespaiolo Spumante non deve superare i 35 grammi litro di zuccheri riduttori, e dato che l’impegno della tecnologia per la sua elaborazione è piuttosto onerosa dal punto di vista finanziario, la spumantizzazione è stata permessa nell’ambito della Regione Veneto. Queste, in definitiva, sono le modifiche apportate al nostro disciplinare. Tutto ciò – precisa Novello – chiaramente sottende parecchie prove vendemmiali, presentazioni al pubblico, insomma anni di lavoro: ad un certo punto, confortati dagli ottimi risultati, ci siamo permessi di farli ricomprendere nella nostra DOC». Nella quale, conclude la produttrice, il “motto” rimane sempre lo stesso: «La caratteristica della nostra zona – che è molto piccola, appena 18 chilometri in lunghezza per 5 in larghezza – è sempre quella in cui credeva chi ci ha preceduto e ci ha passato il testimone dopo aver fatto nascere il Consorzio: cogliere, in ogni annata di produzione, lo spirito dell’uva, raccontando nel vino prodotto la grande vocazione espressiva dei vini della zona di Breganze».

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