15° Enosimposio Assoenologi Sicilia

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La presentazione di un nuovo manuale di enologia, i progetti di zonazione in Sicilia, i risultati di una sperimentazione sulle fermentazioni miste con specie diverse di lievito per la produzione di vini rossi di qualità. Sono stati questi gli argomenti affrontati in apertura dei lavori del 15° Enosimposio dell’Assoenologi di Sicilia. Primo appuntamento in programma, la conferenza stampa di presentazione del nuovo manuale di enologia “Cultura e tecnica enologica, vol. 1-2 Vinificazione”, a firma del prof. Nicola Trapani, che si è tenuta giovedì pomeriggio, alla presenza del giornalista Fabio Piccoli, del presidente dell’Assoenologi Sicilia, Carlo Ferracane, che ha ribadito l’importanza della preparazione e dell’impegno delle figure professionali nel settore, e il segretario regionale Giacomo Manzo, coordinatore della manifestazione, che ha presentato gli atti di questa 15° edizione.

All’Hotel Fiesta Athénee Palace di Campofelice di Roccella (Pa), enologi ed enotecnici, giornalisti di settore, rappresentanti delle istituzioni e delle aziende sponsor hanno partecipato alla prima giornata di lavori che si è tenuta nella mattinata di venerdì 17 luglio. A dare il benvenuto ai presenti è stato il direttore dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino, Dario Cartabellotta, che ha fatto un’excursus sull’evoluzione commerciale e dell’export del vino, per approdare alla situazione attuale – “Si è passati dalla vendita di vino sfuso ai contributi per la distillazione, ma solo oggi le nostre aziende sono state messe nelle condizioni di affrontare realmente il mercato. Bisogna, allora, elaborare strategie per conquistarlo, cominciando dalla concezione che per fare business bisogna mantenere il legame tra il prodotto e il suo contesto di appartenenza, perché la Sicilia vanta la caratteristica di poter soddisfare le esigenze dei consumatori, diversificando i prodotti nella qualità e nei prezzi”.


Il presidente dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino, Leonardo Agueci, ha sottolineato, invece, l’importanza di rivedere il modello vitivinicolo siciliano, tenendo conto che la Sicilia ha il grande vantaggio di un’ identità che si racconta da sola, che di per se viene vista già come continente. “In questo percorso di rivisitazione è fondamentale tenere sempre presente, però, il consumatore, l’unico soggetto a cui è destinato il prodotto”.


Per quanto riguarda, le relazioni, questa prima giornata, è intervenuto il dott. Marco Perciabosco sulla zonazione in Sicilia quale strumento volto a fornire un supporto tecnico, per avere una maggiore conoscenza del suolo e sfruttarne al massimo le potenzialità. In atto, è stato definito un progetto che si propone di realizzare la cartografia digitale del territorio siciliano, avviato negli anni 90, che attualmente sta interessando le doc siciliane.


Inoltre, si sta procedendo all’applicazione di un nuovo strumento che riguarda le tecniche d’indagine geoelettrica. L’argomento è stato ulteriormente sviluppato dalla d.ssa Maria Antonietta Nocitra che ha evidenziato come la zonazione comporti un miglioramento delle attività culturali, della tutela paesaggistica, e sia da stimolo per incentivare il turismo enogastronomico. Singolare l’esempio della viticoltura nell’isola di Mozia.


Seconda relazione quella del dott. Daniele Oliva sulle fermentazioni miste con specie diverse di lievito per la produzione di vini rossi di qualità, in riferimento ad una sperimentazione in corso. La sperimentazione è iniziata nel 2005 ed ha portato alla comprensione e conoscenza delle specie di lievito che si ritrovano sulle uve siciliane, dopo gli ultimi studi di questo tipo risalenti agli ‘50. È iniziata una sperimentazione con fermentazioni miste tra lieviti non saccharomyces e lieviti saccharomyces che ha portato alla produzione di vini meno alcolici ma con maggiore contenuto di glicerolo.


A Conclusione della prima sessione del 15° Ensimposio di Sicilia, è seguita una breve presentazione delle aziende sponsor. Un articolato dibattito ha sollevato, poi, questioni molto importanti, fra tutte, quella della precarietà e della situazione lavorativa di molti giovani esternata dall’enologo Giacomo Manzo che ha affermato “l’Enosimposio è espressione della collaborazione fra le diverse categorie del settore ed ogni anno ha voluto dare sempre più spazio al mondo giovanile, che è stato protagonista di un ulteriore riscatto della Sicilia, raggiungendo riconoscimenti sempre più importanti. È assurdo non riuscire a stabilizzare personale umano di così grande spessore nonostante l’esistenza di una legge dello stato 129/91 che tutela l’ordinamento della professione dell’enologo ”. Da qui la proposta rivolta, ed accolta, al presidente dell’Irvv, Leonardo Agueci e dal dirigente gen. Dip. Strutturale dell’assessorato regionale Agricoltura d.ssa Rosaria Barresi, di attenzionare maggiormente la questione e rendere disponibili borse di studio per avviare le nuove leve al mondo del lavoro.


In programma nel secondo giorno di Enosimposio la relazione del prof. Rocco di Stefano sull’interpretazione dell’evoluzione del colore dei vini rossi nel corso della maturazione. I risultati di questa ricerca, fatta con la collaborazione del dott. Onofrio Corona e della d.ssa Margherita Squadrito, porta ad una seria riflessione sull’attività vitivinicola siciliana dove spesso si commette lo stesso errore. Ovvero quello di credere un vino pronto per l’imbottigliamento perché i tannini a fine fermentazione sono già morbidi. In realtà si cade nell’errore di non considerare l’evoluzione degli antociani monomeri, che influenzerà la colorazione del vino. Il lavoro del prof. Di Stefano, prossimo alla pubblicazione, va a sostegno della considerazione del colore come codice per interpretare lo stato di maturazione del vino.


A seguire il prof. Antonino Bacarella che ha parlato di economia e marketing vitivinicolo nella storia recente della Sicilia, dell’evoluzione del mercato che ha portato gli imprenditori del nord a comprare i vigneti siciliani che, intanto, a causa delle difficoltà economiche, venivano svenduti.


A questa relazione ha fatto seguito l’intervento di Dario Cartabellotta, che ha parlato delle iniziative che l’assessorato sta definendo a sostegno della promozione delle aziende. L’attività dell’Assessorato, negli ultimi mesi, ha interessato la definizione delle modalità d’investimento dei finanziamenti comunitari finalizzati alla promozione, nell’ottica dell’internazionalizzazione. “L’importanza di questi strumenti a volte però non viene compresa – ha dichiarato il direttore dell’Irvv, Dario Cartabellotta – bisogna pertanto tracciare anche un percorso di conoscenza e di fiducia per investire in questa direzione. La Sicilia quest’anno ha potuto contare sulle iniziative promozionali di Verona Fiere.

Ma è fondamentale l’adesione immediata a questo progetto”. Un vero e proprio appello, quindi, alle aziende vitivinicole siciliane, per partecipare a questo percorso di inserimento su nuovi mercati. “Superata la fase di vendita del vino sfuso, su cui la Sicilia si era attestata, deve ora mostrare la capacità di superare questo momento difficile giocandosi la partita sul mercato puntando sulla quantità del prodotto imbottigliato. Oggi, infatti, non è più l’ampiezza della superficie vitata a fare la differenza” – ha sottolineato la d.ssa Rosaria Barresi, dirigente del dipartimento strutturale dell’Assessorato.


Nel corso dei lavori è emersa l’importanza della Sicilia di elaborare modelli produttivi e di vendita diversi da quelli tradizionali, superando l’individualismo, nella consapevolezza dell’importanza di investire sulla formazione.


In conclusione il dott. Francesco Massimiliano Barbera ha presentato una relazione sul percorso di elaborazione ed interpretazione dei dati sensoriali in correlazione con i dati analitici – strumentali, come strumento a servizio dell’enologo nella fase di progettazione e realizzazione di un vino. Questo lavoro nasce con il supporto del dott. Alberto Ugolini, esperto di analisi sensoriale e Brand Ambassador del gruppo Santa Margherita.

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