Docg Orvieto: salta l’affare con Aldi. Dura presa di posizione di Andrea Muzi.

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E’ arrivata la risposta della Monrubio a partecipare, su invito della Cardeto, a un eventuale contratto delle due cantine sociali con la multinazionale tedesca Aldi, attiva nel settore della grande distribuzione organizzata. La grande catena tedesca, attiva in tutto il mondo, aveva manifestato di avere interesse a distribuire dai tre milioni e mezzo ai quattro milioni di bottiglie annue di Orvieto Doc, pari, grosso modo, a 30 mila hl, ovvero al 30% circa della produzione totale e a un volume d’affari del valore di circa quattro milioni di euro.

Ne da notizia, a titolo personale, il presidente della Cantina Cardeto Andrea Muzi, che meno di un mese fa aveva lanciato una proposta di collaborazione tra le due Cooperative vitivinicole orvietane per cercare di far proprio l’affare ed evitare che, come già accaduto nel 1999, i produttori locali di Orvieto Classico venissero estromessi da offerte più convenienti, magari fatte da qualche distributore nazionale che acquista Orvieto sfuso per imbottigliarlo nella sua catena di produzione.

Andrea Muzi aveva esortato alla collaborazione, spingendosi fino a mettere a disposizione i moderni e costosi macchinari di imbottigliamento della Cardeto anche per un eventuale imbottigliamento in zona da parte della Monrubio. Ora il presidente della Cardeto fa comprendere che la risposta all’invito della Monrubio, che per bocca del presidente Picciolini aveva già dichiarato che con queste vendite nella grande distribuzione bisogna andare cauti, è negativa.

“Secondo la Monrubio tutti gli imbottigliatori dell’Orvieto lavorano ottimamente – dichiara Andrea Muzi – e dunque la Monrubio intende continuare a vendere sfuso l’Orvieto”. Ma Muzi incalza su questa storia dell’imbottigliamento fuori zona a cui è sempre stato contrario, ricordando che gli imbottigliatori del vino di Orvieto sono 110, di cui addirittura 80 fuori zona: numero che dimostra, secondo il presidente della Cardeto, la mancanza di iniziativa dei produttori e la disinvoltura irresponsabile con cui l’Orvieto classico viene commercializzato.

“Ritengo infatti – insiste Muzi – che non tutti lavorino bene e seriamente, e chi non lo fa provoca danni enormi. Per esempio credo che abbia danneggiato non solo la Cardeto, ma tutti, quell’imbottigliatore che ci costrinse a uscire da una catena di grande distribuzione praticando prezzi stranamente ed eccezionalmente bassi, per poi essere a sua volta buttato fuori per la qualità scadente del suo Orvieto. E la fornitura era quantitativamente determinante”.

Ma la polemica di Andrea Muzi su questo scottante tema dell’imbottigliamento e delle insufficienti garanzie sulla Docg si spinge ben oltre, arrivando a toni molto forti di denuncia. “Non credo ci si possa fidare – continua Muzi in una nota diramata, come detto, a titolo personale – di industriali che, pur di moltiplicare un vino Docg, ne hanno falsificato le fascette. Non credo ci si possa fidare di industriali che, costretti ad applicare le fascette, hanno sestuplicato gli acquisti di un vino Doc. E’ lecito pensare che, prima, di sei bottiglie che vendevano cinque contenessero un altro vino”.

Secondo il presidente della Cardeto è difficile, a Orvieto, affrancarsi dalla totale dipendenza dagli industriali. “Gli interessi in gioco sono enormi, consolidati e non sempre evidenti – afferma ancora – ma dobbiamo avere il coraggio di affrancarci, magari gradualmente e salvando i migliori, anche a costo di momentanei sacrifici. Non credo che gli industriali facciano l’arte per rimettere e, quindi, imbottigliando dovremmo migliorare la remunerazione delle uve e creare lavoro e ricchezza per tutti. Bisogna accorciare la filiera, come si dice oggi. Se gli imbottigliatori investono in vigneti, per essere più credibili, i produttori debbono sfruttare la credibilità che hanno in quanto tali e imbottigliare. Se non è possibile fare ciò a Orvieto la colpa non è solo di chi ha interesse a mantenere questa situazione, ma anche dei produttori, che o non capiscono o non reagiscono”.

“Personalmente mi sento a posto con la coscienza per essere stato determinante nella realizzazione dell’attuale Cardeto – conclude Muzi – unica cantina industriale di proprietà dei produttori, a disposizione per fare quello che a Orvieto, purtroppo, non è mai stato fatto e non è detto si riesca a fare”. (Fonte: OrvietoNews)

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