GrecoZero e gli altri Vini del Gargano

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Chi conosce i vini del Gargano alzi la mano. Nessuno, pochi. Oggi ve li faremo conoscere. Incontriamo l’enologo Leone Cantarini proprio per farci raccontare il progetto dell’azienda Valentina Passalacqua ecominded wine e i vini di queste terre vocate. Il Gargano è noto per la bellezza del mare e della natura, e tutti lo riconoscono guardando la cartina geografica. È quel promontorio verde che esce come un rigonfiamento dall’obliqua sponda adriatica, che scende in direzione sud-est dalla foce del Po fino a Capo di Leuca. È proprio là, in comune di Apricena, ai piedi dei pendii del massiccio montuoso, che si trova l’azienda di Valentina Passalacqua. Dai vigneti lo scenario è stupendo, ruotando lo sguardo da nord a ovest, si vede il mare, i lontani i monti innevati della Maiella, quelli della Daunia e più a sud quelli del Vulture. Il clima ha escursioni termiche importanti, con una ventosità costante, grazie alla vicinanza del mare. Il suolo ha caratteristiche peculiari, argilloso ma ricco di minerali, grazie alla contiguità con il Parco Nazionale e al lavoro di frantumazione delle rocce. Gli elementi naturali ci sono tutti per fare grandi vini. Vediamo ora il lavoro dell’uomo.

Leone Cantarini è il promotore di Enologi Mediterranei – laurea all’Università di Bologna e parecchie pubblicazioni e progetti di ricerca, l’ultimo dei quali sul miglioramento di vitigni autoctoni della “Magna Grecia” – e ha un’esperienza professionale molto interessante – con lavori e progetti condotti in Iraq (nel Kurdistan iracheno) e Macedonia. Ha una conoscenza molto approfondita dei territori della provincia di Foggia, avendo iniziato a lavorare con aziende locali fin dal 1983. Cantarini è coadiuvato dal giovane enologo Mirco La Gatta (tesi sul Primitivo della zona di Manduria, studi sulla chimica del vino, le impronte digitali, i profili antocianici e le sostanze a basso peso molecolare dell’uva, per fare una distinzione varietale, con una messa punto di metodiche per svelare eventuali frodi nelle composizioni dei vini. Durante il dottorato in enologia, ha collaborato con Ennio Lanotte e Luigi Moio).

Se è vero com’è vero che la qualità si fa a partire dal vigneto, iniziamo a farci raccontare le caratteristiche del suolo e degli impianti.

I vigneti sono stati impiantati nel 1999, dall’inizio la conduzione è stata ad agricoltura biologica, ma fino a tre anni fa le uve venivano vendute a varie aziende e cantine. La forma di allevamento è quella che noi abbiamo chiamato Pergola del Gargano, ad alta densità di impianto, 3500 ceppi per ettaro e sesto di impianto di 1,20 x 2,10. Abbiamo raddoppiato i ceppi per diminuire il carico di uva. È una forma di allevamento considerata generalmente molto produttiva, però viene qui condotta con particolari cure, con l’abbassamento della produttività e con il diradamento. Questa forma di allevamento è motivata dal clima particolarmente torrido e ventoso di questo territorio, che permette di proteggere il grappolo dai raggi perpendicolari e di esporli a quelli più obliqui. Gli studi più innovativi per la potatura e la gestione del vigneto (e le conseguenti applicazioni e valutazioni dei risultati ottenuti) sottolineano la necessità di un rapporto equilibrato tra produzione fogliare, frutto e metaboliti. La qualità è più un problema di equilibrio della pianta che di forma di allevamento. Bisogna entrare nel merito dell’ambiente, della situazione, dell’equilibrio. Facciamo due interventi di diradamento, uno a verde e uno sul grappolo già formato. La pergola può dare oltre 300 quintali a ettaro, dipende dall’apporto irriguo, dalla concimazione, dalla gestione della pianta, ma noi arriviamo a 75-80. La conoscenza della fisiologia della vite è importante, ma è poi in base alla propria realtà colturale, varietale, climatica, progettuale che si devono fare i conti.

Quali sono i vitigni autoctoni di questi territori?

Nero di Troia, Aleatico, Bombino bianco, in primis, ma si possono considerare autoctoni anche il Greco, il Fiano e il Primitivo. Oltre a questi ci sono alcuni vitigni autoctoni con patrimonio genetico molto particolare, individuati sul Gargano – che anche da questo punto di vista si è rivelato una vera e propria riserva naturale – che meritano di essere studiati. Abbiamo presentato un progetto per la valorizzazione di questi vitigni, sarà un lavoro lungo ma è uno dei progetti che l’azienda vuole portare avanti.

I vini della Valentina Passalacqua hanno peculiarità degustative molto personali, a cosa sono dovute?

Alla vocazione del terreno, al microclima particolare, e al progetto dell’azienda. Quello della Valentina Passalacqua Eco minded wine è un progetto complessivo che vuole valorizzare l’identificabilità territoriale, sia per i cosiddetti vitigni autoctoni sia per quelli internazionali o più diffusi in altre zone italiane. Per quanto riguarda i rossi siamo molto contenti del Don Settimio, da uve Montepulciano in purezza, affinato in barrique, che nell’annata 2009 ci ha dato grandi soddisfazioni. Sia Luca Maroni sulla sua Guida sia Gigi Brozzoni sulla Veronelli, hanno premiato questo vino con punteggi alti e ottimi commenti. Il RossoValentina, è invece un Primitivo in purezza, con un ottimo rapporto tra consistenza, equilibrio e integrità. Rispetto ai Primitivo di Gioia del Colle e Manduria ha maggiore freschezza e nerbo più deciso.

Il GiuliaRosè, un Rosato nella grande tradizione dei Rosati pugliesi, da uve Primitivo, in cui profumi, freschezza, fragranza e corpo si armonizzano con bel carattere.

Il Visionnaire Chardonnay ci sta dando grandi soddisfazioni, si sente nettamente sia il varietale sia la specificità data dal territorio. Sono molto fiducioso dei risultati del Granverve Greco e Chardonnay, ha tante potenzialità espressive già ora, ma con una buona annata, qualche anno in più dei vigneti, una messa a punto di vinificazione e affinamento, avremo di certo qualcosa di molto importante.

Il BiancoValentina, da uve Greco, ha riflessi verdolini, bouquet fresco con note agrumate e sentori floreali; in bocca è pieno, polposo e intenso.

L’Anema e il Core, uno spumante bianco e uno rosato, metodo Charmat lungo, rispettivamente da uve Greco e Primitivo. Sono spumanti che hanno trovato subito grande apprezzamento da parte dei giovani. Tutti i nostri vini escono per ora con l’Igp Puglia, anche se i vigneti hanno rese addirittura inferiori a quelle permesse dalla Dop San Severo. Con questa Denominazione vorremo nei prossimi anni produrre qualche rosso.

Quest’anno al Vinitaly presenteremo il Greco Zero 2010, con zero solfiti aggiunti, e ovviamente prodotto – come tutti i vini dell’azienda – da uve biologiche, una provocazione, un punto di partenza, una finestra che abbiamo aperto su una nuova filosofia produttiva ancor più rigorosa, quella di fare vini con il massimo rispetto dei consumatori e dell’ambiente. Al di là di queste peculiarità, il Greco Zero si caratterizza per un gusto caldo e rotondo, con bouquet folto di sentori di pesca, fico e mandorla tostata. Un ottimo inizio, direi. Parola di enologi!

Camminare le vigne

L’incontro con l’agronomo Nazario Giagnorio lo facciamo camminando i vigneti nuovi della Valentina Passalacqua Eco minded wine. Giagnorio è un agronomo che condensa professionalità, studio e azione, dà informazioni precise e puntuali, ha grande passione per il proprio lavoro, conoscenza dettagliata di vigneti, impianti, terreni e microclimi. È un piacere ascoltarlo. “I vigneti nuovi che stiamo visitando hanno un’estensione di 15 ettari, che si sommano ad altri 30 in produzione già da otto anni. La zona è riparata a est dai pendii del Promontorio del Gargano. I vigneti iniziano ai confini del Parco Nazionale, arricchendosi anche dell’interscambio biologico di questa area naturalistica incontaminata. La parte più esposta a ovest, scelta soprattutto per le varietà a bacca bianca, è molto ventosa, la parte che guarda a sud è invece riparata in parte dai venti, sia per l’esposizione sia perché il vigneto si incunea in una conca protetta. In questa zona sono stati impiantati i vigneti con varietà a bacca rossa”.

Bisogna innanzitutto sottolineare – continua Giagnorio – il lavoro progettuale che sta a monte, i vigneti sono stati realizzati in un territorio mai utilizzato per la produzione di uva, con caratteristiche climatiche e pedologiche ottimali per la coltivazione della vite. Il progetto è stato coordinato dal professor Mario Colapietra, dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Turi (con la collaborazione delle stesso Giagnorio). I vigneti dopo un attento studio dell’esposizione, dell’orografia e del microclima, sono stati realizzati nelle contrade “Valle Castello” (detta anche Ciufelli) e “Posta Monaca”. In presenza di un substrato roccioso, per ottenere un terreno coltivabile è stato necessario impiegare potenti aratrici, rocciatori, ripper e frangipietre. Dalle lavorazioni si è ottenuto un terreno che ha arricchito lo strato argilloso precedente di scheletro pietroso, diventando molto minerale e facilmente riscaldabile, favorendo la migliore maturazione delle uve”. “Al lavoro di zonazione fatto dieci anni fa, si è aggiunta l’esperienza, la conoscenza dei microclimi, dell’interscambio tra cultivar e terreno. Oltre a questo c’è il lavoro sulla qualità delle uve, sulla conduzione dei vigneti, con un diradamento importante. Tutte queste caratteristiche sono alla base della ricchezza di sostanza dei nostri vini”. Parola di agronomo!

Valentina Passalacqua ecominded wine

Località Posta Nuova, 71011 Apricena (Foggia), tel.0882.642290,

v.passalacqua@passalacquagroup.it – www.valentinapassalacqua.com

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