La sfida tutta reggiana del lambrusco al Natale

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Ai reggiani dico… a Natale brindiamo anche con il Lambrusco Reggiano o il vino dei Colli di Scandiano e Canossa” parole di Giorgio Gianotti, presidente dei due Consorzi per la tutela e la promozione dei Vini Reggiani.

Presidente, le sue sono parole scontate: è di parte…
“Non è di parte l’eccellenza reggiana in fatto di vini – risponde Gianotti – soprattutto se si considera la buona qualità della vendemmia 2009 e quanto questo settore sia vitale per 3.800 aziende. Ma prima ancora i nostri vini frizzanti hanno una qualità riconosciuta dai sommelier di tutto il mondo”.

Sarebbe?
“Ben si prestano a ‘pulire’ aromaticamente il palato dopo un succulento piatto di cappelletti o dopo zampone e lenticchie. Sfido altri vini famosi a fare altrettanto. Anche se la novità è un’altra…”

Dica.
“Il cotechino al Lambrusco. La ricetta prevede che il celebre insaccato sia preparato in modo tradizionale, ma la cottura va fatta nel lambrusco per un’ora e mezzo a fuoco lentissimo. Aggiungerei anche per dessert le ‘pere al lambrusco’. La loro preparazione è molto semplice, basta cuocere le pere nel lambrusco insieme a zucchero, cannella, anice e chiodi di garofano. Chiaramente accompagnato da un bianco Dop, come il vino dei Colli di Scandiano e Canossa”.

Oltre ai due Dop reggiani, l’offerta del Consorzio dei Vini Reggiani è molto ampia. Si può infatti spaziare dal tradizionale lambrusco a bollicine rosse a prodotti a bollicine bianche come la Malvasia spumante, il Bianco Spumante e perché no, il Pinot Spumante, ma anche degustare prodotti fermi di pregio quali Cabernet Sauvignon ed il più tipico Malbo Gentile. Al direttore dei consorzi Gian Matteo Pesenti chiediamo del rapporto qualità prezzo.

“Siamo vincenti anche qui – risponde Pesenti -: i Vini Reggiani offrono ai clienti un’ottima qualità a prezzi contenuti. Inoltre stiamo assistendo a un progressivo spostamento della clientela dei prodotti industriali a quelli artigianali. E a fronte della crisi, nei pacchi regalo predisposti da tantissime aziende reggiane per i dipendenti o le personalità il lambrusco non manca”. Un ritorno alle tradizioni alimentari ed alla garanzia delle cooperative, fattori alla base della tenuta delle 30 denominazione di qualità Dop e Igp presenti in Emilia-Romagna, prima regione italiana insieme al Veneto per prodotti di origine protetta. Tenuta che si riscontra anche nel continuo successo delle esportazioni dei vini reggiani all’estero; un dato incoraggiante se confrontato con le elevate cessazioni che si sono registrare in tutti gli altri settori: “La crisi è globale – spiega Gianotti – per cui anche il mercato estero, come quello italiano, è fiacco. Però, tutto sommato non possiamo lamentarci, perché è quello che ci sorregge: il valore delle esportazioni è diminuito, ma è aumentata la quantità richiesta – spiega Gianmatteo Pesenti, direttore del Consorzio dei Vini Reggiani – Quest’anno abbiamo lavorato 200mila quintali di uva, tra la rossa e la bianca, che verrà venduta in bottiglia, soprattutto all’estero, e in damigiana. Puntiamo molto sulle vendite nel periodo natalizio, a gennaio vedremo il risultato”.

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