Candia: Eva Vernazza, la signora della viticoltura eroica

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Ha visto dall’alto delle sue colline, tra le sue viti verdissime e profumate, la città di Massa trasformarsi. Da lassù, a quasi 200 metri di altezza sul livello del mare, ha assistito ai cambiamenti imposti dai tempi e anche sognato, un giorno, di varcare il limite dello sguardo che ogni volta alzando la testa tra una potatura e l’altra, si ferma sulla soglia di quell’orizzonte invalicabile. Lei, Eva Vernazza, la signora del Candia come molti la chiamano, è una delle storiche donne viticoltrici del Doc dei Colli Apuani (le altre sono Ombretta Bresciani, Elisabetta Biagi, Maria Luisa Piastra, Ada Tardelli, Angela Maria Catania) e tra i primi produttori che hanno fatto sul serio e sposato la causa di “un vino di qualità” firmato dalla regia di un Consorzio di Tutela.

Per lei questo è il trentesimo anno di attività tra le viti, grappoli da curare e cantine un tempo insaporite dalle botti del legno. Da lassù, dalla sua azienda agricola appollaiata sulle pendici della storica Via dell’Uva dove tra poco passerà l’acquedotto agricolo, in località Piane, cuore delle tradizioni del Candia e simbolo della viticoltura eroica, osserva il mondo a “ama” le sue viti. Lo fa ogni giorno da trent’anni a questa parte con quel metodico sentimento che ha contagiato prima il marito, Alideo, poi il figlio e il giovane nipote che oggi “imparano” l’arte e i segreti. Orgoglio delle Colline del Candia Eva è l’esempio vivente dell’evoluzione della prima generazione di viticoltori e di un vino che ha saputo con passione e investimenti diventare non soltanto più un hobby domenicale da damigiana, ma un prodotto commerciale da etichetta.

Da poco più di 1500 bottiglie l’anno la sua azienda agricola, meta di turisti in primavera ed estate che salgono sino alla Piana per degustare, è passata a produrne quasi 6 mila. “Vado alla ricerca ancora oggi del vino perfetto – racconta Eva mentre festeggia assieme ad una delegazione di Coldiretti guidata dal Presidente Vincenzo Tongiani (www.massacarrara.coldiretti.it), del Consorzio di Tutela e dei rappresentanti dell’amministrazione locale (Domenico Ceccotti per la Provincia e Fabrizio Brizzi per il Comune) i primi trent’anni di attività – ancora non l’ho trovato ma conto di riuscirci prima o poi. Ci vuole perseveranza e anche coraggio per lavorare su queste colline difficili. Qui si fa ancora tutto a mano. La fatica è doppia”.

La sua vita non è cambiata di una virgola. Sveglia ogni mattina alle cinque per essere, alle prime luci buone, tra i terrazzamenti che si dispiegano come una vela verde sul pendio. “La vigna – racconta ancora – bisogna viverla ogni giorno dell’anno anche quando sembra che non ha bisogno di cure. Va amata e sentita. C’è qualcosa di magico nell’uva. Il vino risente di questi sentimenti. A volte può aiutare a renderlo migliore. L’amore è l’enologo migliore. Io mi emoziono ancora oggi. Nonostante abbia salito quelle colline milioni di volte”. Tra i suoi ricordi i primi ad affiorare sono legati alle annate. “La più brutta quella dell’86’-87′; la migliore quella dello scorso anno. Un vino straordinario ma non ancora perfetto. Manca ancora qualcosa. Forse l’amore che ci metto non basta? – sorride”.

Alla festa ha partecipato anche il direttore del Consorzio di Candia dei Colli Apuani, Roberto Verzanini che ha sottolineato come “grazie a personaggi come la Eva, e le altre donne impegnate sulle colline, la coscienza delle potenzialità commerciali nei confronti del Candia sta crescendo. Loro sono l’esempio concreto, in carne ed ossa, dell’evoluzione di un prodotto che preserva la sua anima artigianale ma è proiettato nel futuro”.

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