Spagna: Meta del 4° viaggio studio dell’Assoenologi Sicilia

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Dalla Catalogna alla Navarra, per toccare anche la Rioja. Sono state queste le principali regioni spagnole meta del 4° viaggio studio organizzato dall’Assoenologi sez. Sicilia. Una rappresentanza di 26 enologi siciliani ha partecipato a questo interessantissimo tour enologico alla conoscenza delle principali zone vitate della penisola iberica, per vedere con propri occhi le realtà produttive del posto e conoscerne le tipicità. La delegazione di enologi siciliani, infatti, ha fatto tappa nel Penèdes, sottozona della Catalogna, e la Rioja, nel centro- nord della Spagna. Sono queste le aree più rilevanti per la produzione di vini di grande tradizione e qualità. La zona del Penedes è nota per la produzione del famoso spumante con rifermentazione in bottiglia, chiamato Cava. Il Tour ha interessato le principali aziende produttrici, quali la cantina Torres, Codorniù, Vilarnau e Freixenet, azienda leader mondiale nella produzione degli spumanti. Singolare la concezione dell’enoturismo che gli spagnoli hanno sviluppato.

Ogni cantina si presenta quasi come una sorta di museo, perfettamente preparata all’accoglienza dei propri ospiti con personale addetto, supporti multimediali, visite e degustazioni. Nulla è lasciato al caso. Così come per la produzione del vino, seguita passo dopo passo in ogni sua fase, completando l’opera non solo con l’imbottigliamento e la vendita del prodotto, ma creando un circuito di promozione che si avvale di club, associazioni, feste ed eventi, attività commerciali, curando il posizionamento del prodotto e le leve del marketing. Maestose le dimensioni strutturali delle aziende, che nelle maggior parte dei casi hanno lunghe storie alle spalle, tramandate da diverse generazioni. I vigneti si estendono in tutta la nazione e in qualche caso, come la Torres e la Cordonìu, in altre parti del mondo. Nella provincia catalana di Terragona la delegazione ha fatto visita alla sede universitaria di “Rovira i Virgili” e alla sua cantina sperimentale. Altro tassello curato dettagliatamente è la formazione degli enologi. Tanto che i neo professionisti riescono nell’immediato ad inserirsi nel mondo del lavoro.

La seconda parte del viaggio ha riguardato il nord della Spagna, visitando la Rioja, la Navarra e i Paesi Baschi. La Rioja è la più piccola regione della Spagna in cui insiste una denominazione d’origine che riguarda la produzione di uve rosse come il Tempranillo e la Garnacha tinta, e come uve bianche la Vjura e la Garnacha bianca. Non mancano anche piccoli appezzamenti di Merlot e Cabernet. I vigneti sono tutti ad alberello o a cordone bilaterale con 12 gemme in sei speroni. La produzione è mantenuta rigorosamente sotto 60 q.li/ha, anche mediante diradamenti dei grappoli. I recipienti utilizzati sono solo in legno, non c’è altro materiale, e la quantità di Barriques nelle cantine è notevole, tanto che molte aziende sono dotate di tonelleria. Fra le aziende visitate in questa zona anche la “bodegas Muga”.

Da qui è emersa una curiosità riguardante i criteri per la valutazione economica delle uve agli agricoltori, il cui prezzo non viene stimato in base al grado zuccherino ma in base al pH, contenuto in acido malico e potassio. Il conferimento in cassoni più alti di un metro e superiori a 5000 kg di peso netto comporta, però, una penalizzazione sul prezzo di 30 centesimi al kg sul prezzo concordato. Una struttura e una logica lontanamente diverse da quella italiana contraddistingue la cantina “Lopez de Heredia”, azienda che ha fatto della tradizione il suo punto di forza. La struttura si estende per diversi chilometri sottoterra presentando pareti ricoperte di muffe che tengono costante l’umidità e combattono eventuali popolazioni di lieviti e batteri estranei. Dà atto a questa scelta il prodotto. La visita si conclude, infatti, con la degustazione di un bianco del 1990 dalla longevità straordinaria, prodotto senza frigoriferi, senza lieviti aggiunti e senza diraspatrici.

Uno dei momenti più particolari del tour spagnolo ha riguardato, anche, la visita presso l’azienda “Artuke”, a conduzione familiare, dove vengono ancora utilizzati i sistemi più rudimentali di lavorazione dell’uva, vinificando in vecchi palmenti e pigiando l’uva con i piedi. E dalle foto dell’ultima vendemmia si comprende come questo momento sia ancora vissuto come una festa. I vini assaggiati direttamente dalle barrique, ottenute da uve Tempranillo, sono contemporaneamente forti di struttura e fragranti al profumo. A corononare questo tour di 5 giorni, intercalati nella tradizione enologica spagnola, la visita al “Vivanco Museum”, colossale museo del vino, unico al mondo, che al suo interno vanta più di 60 mila pezzi esposti, con un afflusso di 150 mila visitatori l’anno. Il museo si estende per cinque piani di cultura e storia enologica, con presse antiche e attrezzi primitivi oltre che collezioni di cavatappi, quadri, arazzi, fumetti e sculture, tutte dedicate alla bevanda millenaria che ha alleviato le sofferenze dell’umanità nel corso della sua storia. Il museo, oltre ad essere al centro di un vigneto gestito secondo le regole dell’AOC, possiede una cantina avveniristica, con tini in legno termocondizionati, e barriques. Ovviamente il prodotto è di grande qualità.

Così, anche quest’anno l’Assoenologi Sicilia è riuscita a maturare una valida esperienza che rappresenta un ulteriore termine di confronto e di apertura con il resto del mondo. Costruttiva la riflessione che ne è scaturita e che ha coinvolto gli enologi. Il mondo enologico spagnolo ha saputo mantenere vive le tradizioni, facendone in molti casi il cavallo di battaglia delle aziende che si tramandano da generazioni. Questo consente al consumatore di identificare bene i vini che vuole acquistare. Ma allo stesso tempo si è sviluppata una capacità imprenditoriale che consente di stare al passo con i tempi, sfruttando ogni aspetto e avvalendosi di strumenti all’avanguardia. Aspetto distintivo della gestione spagnola è l’attenzione per l’architettura, che ha permesso di creare cantine che sembrano opere d’arte. E grande attenzione poi è data all’impatto ambientale con larga diffusione degli impianti fotovoltaici e dei sistemi di riciclaggio. È ovvio, anche qui, si sentono gli effetti della crisi economica mondiale, ma il mondo vitini vicolo spagnolo ha affinato alcuni strumenti che consentono di attraversare questo periodo senza che ne restino intaccati.

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