Parla italiano il vino in Russia e Mosca adotta il nostro sistema di classificazione dei vini

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Brunello e Barolo, certamente… ma anche Amarone, Nero d’Avola e, soprattutto, bollicine che nelle vendite hanno superato lo champagne. Il vino italiano, in Russia, cresce nell’immagine e anche nei consumi. Di questo è altro si è parlato a Mosca nell’ambito di Interdrink, la Fiera sulle Bevande Alcoliche che ogni anno si tiene nelle capitale russa.

E anche in questa edizione un ruolo fondamentale è stato svolto dalle delegazione italiana guidata, come sempre, da Federico d’Errico, Direttore Generale della Promex, l’Azienda partecipata da Fiera di Roma, Agenzia Sviluppo Lazio e Unioncamere Lazio, che da oltre una decade tesse i rapporti commerciali tra le aziende laziali e la realtà russa.


“Possiamo attribuirci il merito di aver intuito prima di altri le enormi possibilità collegate a questo mercato – ha spiegato d’Errico – e quello di aver dato del comparto vitivinicolo italiano e laziale un’immagine all’altezza della situazione che è stata molto apprezzata dall’autorità russe”.


E non è certo un caso che il momento fondamentale del Convegno internazionale che si è tenuto durante Interdrink sia stato l’intervento di Ettore Ponzo, Responsabile Sviluppo delle Produzione Vegetali  per l’Assessorato Agricoltura della Regione Piemonte, che ha spiegato a un’attenta platea il sistema di classificazione dei vini in Italia.


“Sistema che stiamo studiando con particolare attenzione e che abbiamo intenzione di adottare – ha sottolineato Paragul’gov O.D., Presidente della SUAR (Associazione degli Importatori e Distributori di Vini e Alcolici della Federazione Russa – così come abbiamo fatto l’anno scorso con il vostro sistema di controllo delle bevande alcoliche presso le dogane. A riprova che nel settore vino, l’Italia resta per noi un esempio da seguire”.


Ma non è stato solo l’aspetto legislativo ad emergere nel corso dell’incontro. Il fatto che i consumatori russi guardino con sempre maggiore attenzione alla produzione del nostro Paese è stato al centro dell’intervento di Roberto Cantiani, Vicario della Commissione Commercio del Comune di Roma. “Il consumo di vino in Russia è in costante crescita, 7 litri l’anno, e il gap rispetto ad altre bevande come vodka e birra si sta riducendo di anno in anno – ha evidenziato Cantiani – Primeggiano le bollicine italiane, che hanno superato quelle francesi, ma anche altre tipologie di vino stanno conoscendo un momento di notevole successo. E sono parecchi i produttori del Lazio che hanno trovato nel mercato russo un felice punto di riferimento. Come Paola Di Mauro, figura emblematica del Vigneto Lazio e oggi presente a Mosca per portare alle autorità russe il saluto dei nostri produttori”.


Del resto l’attenzione dei Russi per la nostra produzione enogastronomia e il nostro stile di vita è confermato dal successo di ristoranti come Turandot e Casta Diva, veri e propri locali cult per la Mosca che conta. Ma anche dall’attenzione con la quale è stata seguita la relazione di Luciano Mallozzi, della sede Ais di Roma, che ha intrattenuto il pubblico sulla difficile ma gustosa arte degli abbinamenti tra vino e cibo. Ovviamente made in Italy.


E a proposito di made in Italy la Promex ha presentato a Mosca un nuovo progetto: un corso di lingua italiana a Vladimir, importante snodo economico a nordest di Mosca, in modo da rendere più semplice il lavoro per gli imprenditori italiani che guardano con attenzione alle attività in questa area in fase di grande sviluppo.


“Ed è già al vaglio un corso di degustazione di vini italiani – conclude d’Errico – che si terrà sia a Mosca che a Vladimir. Un modo per avvicinare ulteriormente il pubblico dei consumatori russi alla nostra produzione vinicola”.

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