La Romagna modifica i disciplinari dei suoi vini DOC

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Con l’innalzamento del livello qualitativo che sta accompagnando lo sviluppo dei vini romagnoli si è reso necessario apportare alcune modifiche ai disciplinari di produzione. E così recentemente sulla Gazzetta Ufficiale numero 19 e su quella numero 21 sono stati pubblicati i decreti di modifica dei disciplinari di Cagnina, Pagadebit, Sangiovese e Trebbiano di Romagna (quello dell’Albana era già stato cambiato nel 2004).

Le principali novità riguardano:
– l’innalzamento generalmente di gradi 0,50% del titolo alcolometrico volumico naturale minimo per le uve destinate alla venificazione, e di conseguenza del titolo alcolometrico totale del vino al consumo;
– per i nuovi impianti di tutti i vini è stata definita la densità minima di ceppi per ettaro;
– l’inserimento della data di immissione al consumo per la Cagnanina di Romagna (non prima del  secondo giovedì del mese di ottobre dell’anno di raccolta delle uve);
– per il “Sangiovese di Romagna” che può fregiarsi della specificazione aggiuntiva “riserva”, la valutazione organolettica e chimico-fisica non potrà essere valutata prima di 22 mesi di invecchiamento.


L’importante lavoro compiuto dal Consorzio Vini di Romagna per apportare le modifiche ai disciplinari non è però definitivo. Infatti, in tempi relativamente brevi saranno necessarie ulteriori cambiamenti in virtù dei nuovi provvedimenti portati dalla OCM del settore vino e che riguarderanno designazione ed etichettatura. Provvedimenti che entreranno in vigore dal 1° agosto 2009. In base al nuovo regolamento della Commissione Europea i vini a Denominazione di Origine Controllata e/o Garantita (DOC/DOCG) diventeranno tutti DOP, Denominazione di Origine Protetta, e le domande di “protezione” dovranno essere indirizzate e avvallate direttamente dalla Commissione dell’Unione Europa e non più dai singoli Stati.


Mentre per i vini più alti della piramide qualitativa è ormai certo questo percorso, esistono ancora dei grossi interrogativi sui vini generici: sparirà la definizione di “vino da tavola” e la nuova definizione sarà solo “vino”, ma con la novità che anche questa categoria di prodotti potrà riportare il nome dei vitigni di origine e l’annata della vendemmia.


Questo, se in modo semplicistico, come intende la Commissione europea, fa chiarezza circa le informazioni rivolte al consumatore, lascia ancora molti dubbi sull’effettiva applicazione, soprattutto per il modo con cui si comunicherà ai consumatori la differenza delle categorie nella piramide produttiva e su chi garantirà la veridicità di quanto apparirà sulle etichette.


Il rischio è quello che vini generici con vitigni blasonati possano contrastare importanti e storiche Denominazioni di Origine. Per salvaguardare i territori delle Denominazioni di Origine serve quindi puntare più sul territorio. E’ per questo che attualmente è in discussione nel Consorzio Vini di Romagna la possibilità di un nuovo disciplinare che raggruppi gli attuali vini DOC, sotto una nuova denominazione “Romagna”, che permetta poi di indicare il vitigno e, come nel caso di una tipologia del Sangiovese, di poter riportare anche le menzioni geografiche aggiuntive (attualmente sul tavolo della Commissione Tecnica e prossimamente del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Vini di Romagna). Quindi un maggior sostegno al nome del territorio Romagna per poter così veicolare un’identità regionale forte e facilmente riconoscibile anche sui mercati di esportazione.


Nella sezione “vini” del sito www.consorziovinidiromagna.it è possibile scaricare i nuovi disciplinari in formato .pdf.

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