Feudi di S. Gregorio si candida a riferimento mondiale dell’Aglianico

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L’Aglianico, tra i migliori vini rossi italiani, ‘meraviglioso ma spesso trascurato’, come ha sottolineato l”Herald Tribune’ in un recente articolo, sarà valorizzato e portato ai massimi livelli da Feudi di San Gregorio, la prestigiosa azienda vitivinicola con più di 300 ettari a vigneti in Irpinia e nel Vulture. “Feudi si candida a diventare il punto di riferimento mondiale per l’Aglianico” afferma all’ADNKRONOS, l’amministratore delegato Marco Gallone. Il progetto è ambizioso ma ha basi solide perché la produzione qualità viene inseguita attraverso la ricerca scientifica sia in campo agronomico sia enologico.

Feudi di San Gregorio infatti, che già produce ottimi bianchi autoctoni, il Greco, la Falanghina e il Fiano di Avellino, ha avviato per l’Aglianico due convenzioni con l’Università di Milano, in particolare con Attilio Scienza, tra i massimi esperti di viticoltura, e con l’ateneo Federico II di Napoli. Entrambi i progetti si articolano in programmi pluriennali allo scopo di capire come le diverse condizioni climatiche e del suolo influiscano sulle molecole delle uve, sui profumi, gli aromi e il gusto dell’Aglianico, “un vitigno storico prima ancora che autoctono” come tiene a precisare Gallone.


E la qualità premierà anche quest’anno. La vendemmia è alle porte, in Irpinia Feudi inizierà a raccogliere le uve dalla prossima settimana, in altre zone a fine ottobre. “Non sarà una vendemmia abbondante – annuncia il manager – ma sarà eccellente sotto il profilo della qualità”. L’azienda, situata a Sorbo Serpico, nel cuore dell’Irpinia, condurrà la ricerca attraverso microvinificazioni su tre tipologie dell’Aglianico: il Vulture, il Taburno e il Taurasi, che prendono i nomi dai ‘terroir’. Un’attenzione e una curiosità alla produzione originale e di qualità non nuova per Feudi di San Gregorio che già nel 2001 la porta a varcare i confini della Campania per estendersi anche nel Vulture lucano, nella zona a nord di Potenza.


A pochi chilometri dall’Irpinia infatti, si scopre un territorio diverso, e l’Aglianico del Vulture svela nuovi profumi e una spiccata personalità. Risale invece al 2002, l’anno dopo, la collaborazione con l’Università degli studi di Milano in Irpinia, nella zona di Taurasi, nell’avellinese, la cui Docg è tra le più rinomate. In quel periodo si individuano circa 40 presunti cloni di Aglianico per piantarli nel vigneto ‘Piano di Montevergine’. E dopo attenti studi ‘sul campo’ e analisi dei risultati vengono selezionati tre cloni che saranno omologati dall’azienda e contribuiranno a caratterizzare appunto l’Aglianico.


Proprio in ragione delle tante conoscenze accumulate nel tempo, “abbiamo sentito l’esigenza di indagare spazi ancora inesplorati che ci consentiranno di portare alla luce nuove ‘sfaccettature’ di questo straordinario e multiforme vitigno” spiega Marco Gallone. Feudi di San Gregorio conta di disporre, già nella primavera del 2009, di primi significativi risultati che i due team di ricercatori, insieme ai tecnici stanno conducendo da alcuni mesi. L’ambizione è di unire alla “teoria” la “pratica” e cioè che i vini ottenuti dalle sperimentazioni vengano sottoposti all’attenzione e al vaglio di esperti ma soprattutto degli appassionati, “vogliamo rendere i nostri estimatori – spiega l’ad – parte attiva di un progetto nuovo sin dalle sue fasi iniziali”.


Trasferire i risultati degli studi, dai prototipi alle produzioni di serie degli Aglianici sarà la prossima sfida di questa azienda che intende fare non solo vini “genericamente più buoni ma unici e originali”. Il progetto Aglianico, in collaborazione con l’ateneo milanese seguirà alcune linee guida come ‘l’esplorazione e la valorizzazione della variabilità intravarietale’, per usare un termine tecnico che sta a indicare un’ampia variabilità del vitigno, solo parzialmente riferibile al Taburno, al Taurasi e al Vulture. Inoltre, la ‘zonazione vinicola’ delle aree di produzione, il ‘miglioramento genetico dei vitigni campani’ e infine il ‘recupero e la conservazione’ dei vitigni minori a rischio di estinzione. Valorizzazione della viticoltura e del territorio ma non solo. Feudi di San Gregorio, attraverso i vini, intende portare avanti anche un discorso culturale alla riscoperta del territorio e delle sue radici sotto il profilo storico, artistico e letterario.


Di qui la presentazione del libro ‘Ditirambo lucano’ di Francesco Sisinni, docente di Filosofia e direttore del master in studi storico-artistici alla Lumsa di Roma, in programma domani alla Pontificia Università Gregoriana di Roma alle 18.30. All’incontro interverranno, tra gli altri, lo storico dell’arte Giuseppe Appella, Antonio Calò, presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino e i professori Luigi Moio dell’Università di Napoli e Attilio Scienza, dell’Università di Milano. Fonte: Adnkronos.com

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