Coldiretti, l’Europa apre ai miscugli di diversi paesi

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L’Unione Europea apre le porte ai miscugli ottenuti da vini provenienti da diversi Paesi comunitari proprio nel momento in cui la vendemmia 2008 fa prevedere il sorpasso dell’Italia sulla Francia. E’ questo l’allarme lanciato dalla Coldiretti nel sottolineare che l ‘ultima proposta di regolamento applicativo dell’Unione Europea in discussione prevede la possibilità di etichettare con la dicitura generica “vino comunitario” che potrà essere utilizzata per camuffare sotto noti marchi aziendali di uno stato vini provenienti in realtà in tutto o in parte da altri paesi dell’Unione.

In sostanza – sottolinea la Coldiretti – è possibile importare vino sfuso a basso costo da altri paesi meno vocati nella produzione per  miscelarlo con quello nazionale per poi venderlo sotto marchi aziendali Made in Italy e magari riportando  con grande evidenza in etichetta anche il nome del vitigno che richiama a produzioni territoriali di fama, come previsto dalla recente riforma dell’organizzazione comune di mercato.


Si tratta di un evidente inganno che punta alla omologazione verso il basso e va contrastato con forza dall’Italia dove dopo il grande percorso di valorizzazione qualitativa, la nuova sfida per le imprese – sostiene la Coldiretti – è quella di esaltare le differenze e presentare negli scambi commerciali non solo vini ma un intero territorio fatto del patrimonio genetico dei suoi vitigni, delle sue ricchezze endogene, del clima, di paesaggio, di testimonianze artistiche e naturali.


Un impegno che ha permesso all’Italia di combattere ad armi pari sul piano qualitativo e quantitativo con la Francia dove la raccolta dell’uva quest’anno si annuncia come la piu’ debole dal 2000, inferiore del 10 per cento alla media degli ultimi cinque anni, secondo le previsioni del Ministero dell’Agricoltura d’oltralpe. La produzione Made in Italy è invece stimata in aumento dell’8 per cento da Assoenologi  con quasi 48 milioni di ettolitri dovrebbe superare i 46 previsti per i cugini francesi. Un raccolto a macchia di leopardo con una produzione che secondo gli esperti sarà “piu’ che buona, con diverse punte di ottimo ma poche di eccellente, che riguarderanno principalmente solo i vini del  Sud”.


Il sorpasso dell’Italia sulla Francia dal punto di vista produttivo si aggiunge al primato recentemente conquistato dal vino Made in Italy su mercati stranieri particolarmente rilevanti come gli Stati Uniti dove il 30 per cento del vino di importazione consumato è italiano, mentre secondo un recente articolo dell’Economist il prosecco italiano all’estero, dove viene spedita un terzo della produzione, fa concorrenza allo champagne con le vendite che complessivamente sono raddoppiate negli ultimi 15 anni saturando il mercato tedesco. Una competitività che è confermata anche dal fatto che in Usa e in Svizzera l’Asti e il Prosecco hanno superato la quota dello Champagne, secondo il Forum degli Spumanti.


Se le quantità dovrebbero avvicinarsi ai 48 milioni di ettolitri, dal punto di vista qualitativo le previsioni in Italia sono per una vendemmia di buona qualità con un 60 per cento dei raccolti destinati alla produzione di vini Docg, Doc e Igt. Le buone prospettive sul piano produttivo alimentano interesse sul mercato dove il valore delle esportazioni di vino Made in Italy è aumentato del 10 per cento nel primo quadrimestre dell’anno ed in controtendenza con i consumi alimentari – conclude la Coldiretti – aumentano anche del 2,6 per cento le bottiglie acquistate dalle famiglie italiane di vini a denominazione di origine (Doc/Docg) nel primo semestre 2008.

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