I vitigni autoctoni trionfano al Salone del Vino!

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Anche se il consumo dei vini dolci è tutt’altro che in ascesa, le preferenze degli oltre 2000 visitatori della Grande Enoteca dei vini Autoctoni Italiani al Salone del Vino di Torino, hanno premiato i grandi vini/vitigni mediterranei, caldi, aromatici, spesso dolcissimi. Ma i protagonisti del grande appuntamento curato e organizzato da Go Wine, in collaborazione e d’intensa con la Promotor International (organizzatore del Salone del Vino) e la Regione Piemonte, erano tantissimi e tutti meritevoli di interesse: 218 vini provenienti da ogni angolo vitato del Paese e frutto di oltre 120 vitigni autoctoni, alcuni dei quali molto rari.

Un banco d’assaggio di questo genere in Italia non si era mai svolto perché frutto di una triplice finalità: difendere della diversità del patrimonio viticolo italiano; divulgare e promuovere i piccoli-grandi terroir spesso dimenticati dalla critica; sensibilizzare il grande pubblico alle innumerevoli variabili espressive del vino italiano. Ma l’iniziativa ha dato grande visibilità anche a tutti quei produttori che da tempo si battono per salvaguardare le piccole nicchie del proprio territorio. Per alcuni di loro si tratta di vere e proprie ancore di salvataggio; per altri rappresenta il fattore caratterizzante della propria denominazione e della propria offerta commerciale; per tutti un’occasione indispensabile per conoscere a fondo un territorio e per stimolare la sperimentazione. L’Enoteca ha esaudito molte curiosità di un pubblico non solo di enoappassionati ed operatori nazionali, ma di Buyers provenienti dai diversi Stati, ospiti del Salone del Vino con provenienze da India, Giappone, Cina, Russia, USA, Paesi Bassi, Taiwan (R.O.C.), Svezia, Sud Corea, Sud Africa, Singapore, Olanda, Norvegia, Maldive, Malesia, Danimarca e Repubblica Ceca.

Passando dal Caricalasino al Gamba di Pernice, dal Bosco al Fumin, dal Longanesi al Barbarossa, dalla Passerina al Cucciguaniello, dal Minnella al Nieddera (solo per citarne alcuni),  gli appassionati del bere bene hanno scoperto  che dietro le grandi denominazioni nazionali c’è un mondo altrettanto affascinate che va solo scoperto e sostenuto. Per tutti i quattro giorni del  Salone, nella Sala Azzurra – sede dell’iniziativa-  si sono dati appuntamento tanti consumatori attratti dalla possibilità, davvero unica, di poter assaggiare, confrontare, analizzare, un così vasto catalogo di novità enologiche. Piccole nicchie, alcune delle quali già di valore assoluto e altre che hanno trovato nell’Enoteca un primo, straordinario veicolo di conoscenza.

È importante sottolineare non soltanto il numero, ma anche il comportamento dei visitatori, monitorato da un questionario sottoposto al termine delle degustazioni.  In pochi erano a conoscenza di quanto fosse immenso il patrimonio viticolo italiano: pensate che più del 60% degli intervistati non conosceva che la metà delle varietà proposte; più del 15% ne ignorava buona parte, e quasi tutti hanno mostrato entusiasmo sia per la proposta enologica, sia per l’ambiente in cui si è svolta. Spazi funzionali, silenzio, servizio affidabile, materiale impeccabile.

Colpisce il fatto che il vitigno più amato dagli amatori sia stato l’Aleatico d’Elba, varietà mediterranea, dolce e aromatica: evoca sole e paesaggi straordinari; rappresenta una viticoltura antica e per troppo tempo dimenticata, ma si fa interprete di una tipologia, quella dei vini dolci, che trova nella nostra penisola, il più vario e articolato terroir del mondo. Ma non è finita: anche i moscati presenti si sono posizionati in cima alle preferenze dei visitatori, seguiti a ruota da tre grandi varietà a bacca rossa: il robusto Carignano, il tannico Pignolo, la floreale Lacrima di Morro d’Alba. Ma a molti è piaciuto il carattere minerale/speziato dei Nerelli siciliani (il colorato Cappuccio e il rugoso Mascalese), la finezza del Nero di Troia e tante altre novità.

Tra i bianchi, grandi consensi per il minerale Timorasso, per l’elettrica Passerina, per le sfumature “agrumose” dell’Erbaluce, per l’ampia profondità espressiva della Minnella. Ma anche la floreale Vitovska, la “gessosa” Nas-cetta, e tutte le piccole varietà campane della costiera amalfitana si sono staccate da un gruppo che comunque nascondeva tante, piccole perle che non vanno assolutamente dimenticate. 

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