Una dimensione che piace… Parlano gli espositori, i protagonisti della seconda edizione di MiWine.

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Una dimensione che piace. La vocazione b2b con forte impronta internazionale, che Fiera Milano ha voluto per la seconda edizione di MiWine, sembra convincere piccoli e grandi produttori che sotto le vele di Massimiliano Fuksas cercano una vetrina per il futuro, ma anche opportunità di business, soprattutto in chiave di export, una voce fondamentale del nostro fatturato.

“Siamo parte di quella grande realtà di produttori medio e piccoli che hanno al loro interno la forza, il desiderio, ma anche la qualità per crescere nel mondo” sottolinea Patrizia Torti di Tenimenti Castelrotto “Torti”, che con il suo Pinot nero ha conquistato i clienti del Burj al-Arab, il prestigioso hotel sette stelle di Dubai. “E MiWine ci ha comunicato, fin dalla prima edizione, un’attenzione particolare per questo mondo. E, proprio grazie a un importante lavoro sugli operatori esteri dell”organizzazione, abbiamo avuto il primo contatto con un distributore svedese che ci ha consentito di far conoscere la nostra azienda ad un nuovo mercato”.

E la prospettiva di conquistare nuovi mercati per l’esportazione, ma anche di allargare la presenza italiana tra i consumatori di qualità, ha motivato la presenza di quanti, come UnionCamere Campania, hanno tra i loro compiti la promozione e lo sviluppo delle etichette locali, soprattutto quelle più giovani e innovative.

“Fieramilano – Rho, nuova location di MiWine, permetterà agli operatori di lavorare al meglio”  dice il presidente Costantino Capone, “anche se i padiglioni che hanno ospitato la prima edizione non avevano creato alcun problema. Le aziende campane sono già presenti nel mercato europeo, ma MiWine può rappresentare un’occasione per allargare ancor di più la presenza, anche verso quei Paesi che hanno aderito da ultimi alla Ue”.

Una sede prestigiosa e funzionale, una città d’affari, ma anche capace di distinguere il prodotto di qualità, una manifestazione che guarda al business e all’internazionalizzazione. Tre elementi che, anche per un grande del settore come Lucio Tasca d’Almerita, titolare di una delle più gloriose cantine siciliane e presidente di Assovini, costituiscono i plus milanesi rispetto a molte manifestazioni di settore, anche all’estero. “La ricettività di Milano, la logistica, la città stessa sembra, anzi è, adatta al lavoro e, con l’esperienza maturata da Fiera Milano, credo che tutte le aziende siciliane che hanno scelto di esserci, troveranno a MiWine sbocchi commerciali nel mondo, oggi necessari per crescere”.

Dal Sud al Nord, dalla Sicilia alla bergamasca l’attesa non cambia, anche per una realtà come Caminella, azienda agricola della zona di Cenate Sotto, che dispone di diciassette ettari di superficie globale, quattro a vigneto, una cantina completamente interrata e scavata nella roccia per una superficie di 600 metri quadrati, di cui 180 dedicati all’affinamento e all’invecchiamento ed un locale di 500 metri quadrati destinato all’appassimento delle uve. Anche per l’azienda agricola Caminella infatti, che fa del “poco ma buono” la sua filosofia e dove la passione dell’uomo, aiutato dalle necessarie tecnologie di cantina, ha dato vita ad una produzione di vini, in cui la “Luna”, come richiamo alla geologia delle colline, fa quasi sempre da protagonista (Luna Rossa, Luna Nera, Verde Luna, Ripa di Luna, Ripa di Luna Brut, Goccio di Sole), MiWine rappresenta un punto di riferimento destinato a diventare sempre più centrale per tutti gli operatori dell’industria vino.

“E’ un luogo altamente qualificato dove far incontrare domanda e offerta” dice il responsabile di gestione Matteo Tivelli, “proprio per le sue caratteristiche temporali e geografiche. E i padiglioni di fieramilano – Rho sono in grado di soddisfare appieno le esigenze b2b per gli operatori di tutto il mondo”.

Ma se il vino è business, da qualche anno è anche donna. Le imprenditrici sono diventate un motore trainante della filiera vitivinicola e la loro presenza a MiWine è un segno di come l’esposizione abbia saputo raggiungere realtà nuove e dinamiche, proprio quelle che sono la forza del nostro sistema produttivo, non solo in campo vinicolo.

“La partecipazione a MiWine de Le Donne del Vino ha avuto come suo principale driver la visibilità della propria azienda ma anche la visibilità associativa”, afferma la presidente Pia Donata Berlucchi. “In tal senso  Le Donne del Vino, definite ‘fenomeno’ mondiale di associazionismo vinicolo femminile, diventano motore trainante della filiera vitivinicola. Quest’anno, inoltre, la partecipazione delle aziende nostre associate a MiWine è ulteriormente aumentata, perché nel corso della prima edizione abbiamo avuto ottimi contatti. La dimensione europea di MiWine interessa alle Donne del Vino anche se, poiché la nostra associazione comprende solo donne che operano in prima persona nella filiera vitivinicola  e non simpatizzanti, il rapporto con l’Europa “associativa” non è molto intenso proprio per differenze  di base e d’intenti. Le nostre associate sono più di 700, le associazioni estere sono, nonostante la presenza di non operatrici, numericamente molto inferiori”.

E Milano sarà, anche in questo campo,un terreno di incontro e di crescita.

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