Lumassina, un vitigno da scoprire.

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Lo scorso 21 marzo sono stati presentati in un convegno, presso i Chiostri di Santa Caterina (Finalborgo – SV), i risultati del progetto dedicato alla riscoperta del Lumassina, vitigno a bacca bianca diffuso nel savonese. Il vino che ne deriva prende il nome di Bozzetto se prodotto nella zona di Quiliano, di Mataossu se prodotto nei comuni di Finale, Noli e Spotorno, di Lumassina se prodotto in altre zone. Nel 1996 i produttori della zona del finalese si sono riuniti in un consorzio e, col contributo della Regione Liguria, hanno deciso di effettuare degli studi sulla condotta del vigneto e sulle modalità di gestione della vinificazione al fine comprendere meglio questo vino e di renderlo adeguato agli standard richiesti dal mercato.

Lo studio, denominato “Piano per la valorizzazione del vitigno Lumassina coltivato nei Comuni di Finale (Varigotti), Noli e Spotorno e del vino Mataossu”  è stato affidato al Dr. Enol. Carlo Arnulfo, che è intervenuto insieme al prof. Fregoni dell’Università di Piacenza, per presentare i dati ad un pubblico interessato costituito dai produttori stessi e dai rappresentanti delle istituzioni coinvolte, tra i quali l”assessore all’agricoltura della Regione Liguria, l”assessore agricoltura della Provincia di Savona, i funzionari della Camera di Commercio di Savona, la commissione di degustazione vini DOC Savona, il Presidente della comunità montana Pollupice, i sindaci e gli amministratori dei Comuni interessati dal progetto, i rappresentanti delle associazioni sindacali di categoria (CIA, Col diretti ed Unione Agricoltori), i rappresentanti dell’associazione albergatori provinciale, i rappresentanti dell”associazione Slow Food.

L’obiettivo del progetto, sviluppato nel periodo di due anni (2003-2004), è stato quello di approfondire le conoscenze sulle tecniche viticole e di cantina in relazione al Lumassina: in vigneto sono stati oggetto di studio i metodi di conduzione abitualmente utilizzati dai viticoltori ed in cantina si sono confrontati i piani di vinificazione tradizionalmente utilizzati e l’attitudine dell’uva Lumassina nei confronti di procedure più consone al vitigno stesso.

L’indagine in vigneto, partita dallo studio del terreno, passando attraverso i rilievi climatici ed i rilievi sulla vegetazione per arrivare a verificare la funzionalità del sistema d’allevamento utilizzato all’interno della zona, ha confermato la classica forma d’allevamento a spalliera con chioma alta anche 2 metri. Abbisogna soltanto di qualche piccola modifica mirata ad ottimizzare l’esposizione al sole della parete fogliare e l’esposizione dei grappoli nel periodo pre-vendemmiale. Inoltre, vista la tardiva maturazione, occorre prestare molta attenzione alla preservazione della sanità dell’uva con opportuni interventi. La fertilizzazione deve essere anch’essa perfezionata limitando gli apporti d’azoto e magnesio ed adeguando il contributo di potassio.

Per quel che riguarda la vendemmia, è preferibile tardiva, nella prima metà di ottobre, in quanto conduce ad un maggior incremento di qualità del vino. In cantina, le procedure di vinificazione sono state mirate ad esaltare l’impronta del territorio e ad aumentare l’appeal del vino nei confronti del mercato. Le tradizionali tecniche di vinificazioni fornivano dei vini particolari ma non sempre gentili, all’olfatto esibivano spesso marcati caratteri vegetali tipici della varietà ed in bocca potevano presentare degli squilibri, soprattutto a livello acido. Durante lo studio si è puntato sul ricorso alla pressatura soffice per favorire l’estrazione delle sostanze odorose poste nella frazione più matura della buccia. Utilizzando lieviti selezionati di tipo varietale, produttori di esteri si è cercato incrementare le sensazioni olfattive di tipo floreale. Si è adottata la tecnica di sosta su lieviti per incrementare il contenuto in manno-proteine con la finalità di mascherare le sensazioni acide. Sono state approntate quattro procedure di vinificazione  e si è verificato, a vino finito, quale fosse la più adatta per concretizzare gli obiettivi prefissi. Tra le tecniche di vinificazione è preferibile la stabulazione su fecce fini di mosto a freddo o la tecnica d’affinamento su lieviti a fine fermentazione. L’uso del legno ha fornito vini buoni ma con caratteri varietali affievoliti.

NOTE TECNICHE

Le vinificazioni hanno interessato le annate 2003 e 2004 molto diverse a causa dell’andamento climatico. Il vino Mataossu si è dimostrato vino di carattere mostrando le sue peculiarità in entrambe le annate. Le caratteristiche generali del vino si possono riassumere nella seguente scheda di degustazione:

Colore
Giallo paglierino a volte leggermente carico, di buona intensità. Modesti riflessi verdognoli.
Profumo
Media persistenza olfattiva, con sentori di frutta ma soprattutto floreali e mielosi. Alcune note ricordano la frutta secca. Con l’evoluzione diventa floreale.
Gusto
Persistente, di buona struttura, sapido, a volte emerge l’acidità, buona persistenza. Retrogusto acido amarognolo, sensazioni retronasali di tipo floreale.
Considerazioni generali
Il vino è caratterizzato da una buona freschezza all’olfatto con note fruttate che vengono accompagnate da note floreali e mielose nella versione vendemmia tardiva. La struttura è piena, a volte con sapidità evidente. Il vino è persistente e si chiude con un retrogusto leggermente amarognolo.

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