Assaggi d’Autore con Roberto Cipresso: Un viaggio alla ricerca del terroir

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Un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio, alla ricerca ad ogni latitudine del “terroir” e delle profonde emozioni che, attraverso un vino, esso è in grado di offrire. Questa, in sintesi, è stata la degustazione “Assaggi d’autore”, condotta da Roberto Cipresso a Milano, presso l’originale location di “Spazio Asti 17”, presenti ben 9 aziende tra quelle di cui è consulente, insieme al suo team di Winemaking. Sullo sfondo, la galassia rappresentata dai quadri fotografici della serie “Sacred Planet” di Michele Cazzani, veri e propri messaggi di speranza che esaltano la naturale bellezza della Natura e di alcuni dei luoghi più amati sul Pianeta, dove la presenza dell’uomo si attua in modo non invasivo ma rispettoso e armonioso.

Roberto Cipresso, reduce da un Vinitaly ricco di stimoli e riconoscimenti, fra i quali l’incontro con il Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano, e dalla cerimonia che a Bologna lo ha visto essere insignito del titolo di “accademico” all’Accademia Nazionale di Agricoltura, ha sottolineato lo stretto legame tra la sua visione e quella di Michele Cazzani; “Ogni vino deve essere espressione del mondo a cui appartiene, in cui l’identità del territorio e quella del produttore dialogano e cercano il proprio equilibrio, Al winemaker spetta il compito di non omologare ma di far emergere le differenze tra i diversi vini, esaltando il terroir e la profonda identità di cui ogni vino è portatore. Non parlo di varietà, di tipicità, di vitigni autoctoni. Il terroir è un’espressione speciale che solo pochi vini sanno far emergere con forza: esso dipende dalla qualità e intensità luce, dalla temperatura, dai venti, dal clima, dalla terra”.


Il viaggio con Roberto Cipresso ha preso il via con la degustazione della Finca Mirador 2006 dell’azienda argentina Achaval Ferrer: un Malbec che nasce su piede franco in vigne che hanno quasi 100 anni di storia, a Medrano, a circa 1100 metri sul mare, dove la intensità della luce arriva ad abbronzare l’uva. La produzione è inferiore ai 400 grammi per pianta. La collocazione del vigneto, la sua età e il suo processo di affinamento (prima in piccoli serbatoi e poi, per 13 mesi, in barriques nuove di Rovere francese, gli conferisce una personalità ed un carattere unico.


Dall’Argentina all’Italia, con la degustazione di tre Merlot.


Il primo, un Merlot in purezza ottenuto da un vitigno di cloni francesi di Merlot, è stato il 1,618 annata 2007 di Leuta, azienda di Cortona, che ha voluto battezzare l’etichetta di questo vino con il numero aureo, simbolo della perfezione e dell’equilibrio. Scelta coraggiosa all’insegna del terroir, premiata dai risultati: al naso il vino esprime note di piccoli frutti a bacca nera accompagnati da un’espressione di cioccolato fondente e tabacco, a cui si aggiungono sensazioni più minerali e scure come grafite e polvere da sparo. In bocca è armonico e vellutato con una sensazione di confettura nera sostenuta da una struttura sufficientemente acida ed un assetto equilibrato e verticale. Chiude con una buona persistenza minerale integrata ad una sensazione tannica matura.


A seguire è stata la volta di Logonovo 2008, il primo frutto di quest’azienda agricola sorta a Montalcino, che in tempi non sospetti ha scelto di impiantare una rara collezione di Merlot, cui sono seguiti gli impianti di Sangiovese, Petit Verdot e Syrah. I proprietari Elsbeth e Marco Keller non desideravano produrre un Brunello, ma un vino che in totale libertà potesse esprimere il luogo fantastico di cui si erano innamorati. Di colore rosso rubino, Logonovo al naso presenta note inizialmente di ciliegia sottospirito, amarena, ribes; man mano che si apre sono sempre più evidenti le sensazioni mentolate, di eucaliptus, poi pepe bianco e cacao. L’ingresso in bocca è esplosivo e prosegue coerente in centro bocca fino in chiusura. La componente alcolica importante è perfettamente equilibrata da un’acidità sostenuta che dona al vino vivacità. La robusta struttura è complessata da un tannino dolce, perfettamente maturo.


Sempre in Toscana, a Seggiano, ai piedi del Monte Amiata, è collocata Poggio Mandorlo. La tenuta si estende su una superficie di 34 ettari di cui 11 ettari coltivati con cloni selezionati di Sangiovese, Merlot e Cabernet Franc. Da questo terreno, dall’abbondante scheletro che include quarzi e pietra focaia,argilloso con matrice calcarea e, nelle zone più elevate, a predominanza di tufo e galestro, nasce Poggio Mandorlo 2006, un blend in cui l’eleganza e la raffinatezza del Cabernet Franc si sposa con la sensualità e la complessità del Merlot e con la struttura del Sangiovese: ne risulta un vino di grande stoffa e personalità. Il bouquet è dirompente per intensità e complessità, a partire dal frutto scuro e profondo, more e mirtilli, fino alle note di cuoio, tabacco e cioccolato. La vena minerale è solcata da sensazioni erbacee di muschio e menta. Corpo pieno, dall’appagante e piacevole struttura anche grazie a tannini dolci e dalla fitta trama.


Dal Merlot si è passati alla Falanghina Cruna del Lago 2008, prodotta in un antico vigneto vicino a Bacoli (Napoli) dall’azienda La Sibilla, con una storia di cinque generazioni. Un vino dalla personalità incredibile, che nasce dei terreni di origine vulcanica, formati da ceneri e lapilli e accarezzati dalla piacevole brezza marina. Elegante al naso, con note di fiori bianchi in bouquet, affiancate da sensazioni simili al timo e alla lavanda e da espressioni di frutta a polpa bianca, pesca noce in particolare; al tatto è molto equilibrato, grazie alla fusione in un tessuto a più sfumature di elementi sapidi, minerali, fruttati e vegetali.


Quindi tre stili diversi per tre differenti Cabernet. Il primo, un Cabernet Sauvignon in purezza, è stato il Vigliano 2007 dell’azienda Le Torri, collocata nel cuore della Toscana, nel Comune di Barberino Val d’Elsa. Di colore rubino intenso, presenta aroma caratteristico del vitigno con note di cioccolato, more, e prugne. Ha corpo importante con tannini fini e sottili. Gradevolmente morbido. Il finale è lungo, persistente, accattivante.


Quindi il Rosso Fenice 2007 della Tenuta San Basilio di Vo Euganeo. Il clima severo, di grande luce e calore, di scarsa umidità per l’altezza rispetto alla circostante pianura, unito a dei suoli forti, di derivazione vulcanica, condensano nella viticoltura e in cantina delle materie fortemente identitarie del terroir di origine. Rosso cupo, forte, con naso di frutta scura, mora e mirtillo, comunica una sensazione profonda di polvere da sparo e spezie da erboristeria. In bocca il tono è caldo e dolce, che evidenzia la frutta piccola, il tabacco e la liquirizia. Il finale è lungo, idratato, pulito.


Infine è toccato al Castello di Vicarello 2005: un grande vino, formato dal sapiente dosaggio di Cabernet Franc (45%), Cabernet Sauvignon (45%) e Petit Verdot 10%, coltivati ad alberello ed impiantati un terreno fortemente calcareo ed argilloso. Il suo profumo al naso è molto articolato, con note di menta ed eucaliptus a sostenere la confettura di more; si aggiungono quindi sensazioni simili al fico secco, al tabacco dolce e infine al cioccolato fondente. La stessa complessità si ritrova anche in bocca, dove il vino è pieno, denso, e vivo; la fragranza dei tannini è tale da garantire definizione ed equilibro fino in chiusura, dove torna e persiste il cioccolato fondente.


E’ stata la volta, poi, di due Sangiovesi. Il primo, Ad Agio 2006 dell’azienda Basile, nella Maremma Toscana, è un 100% Sangiovese con due anni di maturazione in legno ed un anno di affinamento in bottiglia. Nasce su terreni che hanno una composizione prevalentemente calcarea ed esposti per la gran parte a sudovest, coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica. Al naso la frutta rossa e la spezia sono perfettamente combinate in note di ciliegia e tabacco dolce. Al palato è caldo e vellutato. La sensazione poi si sposta lentamente sulla mora e mirtillo. il centro bocca è pieno e voluminoso, ma la chiusura è armonica e dolce. Il vino è lungo e persiste con chiara sensazione fragrante.


Il secondo è Arbace Riserva 2007, vino di grande struttura ed armoniosa complessità prodotto nel Fanese da Tenimenti Metauro, primo risultato della collaborazione tra l’azienda e Roberto Cipresso. Di colore rosso intenso con riflessi violacei e leggere note granate, ha un profumo deciso e speziato con note vanigliate e sentori di piccoli frutti neri.


Infine Roberto Cipresso ha presentato i suoi due ultimi progetti. In Sardegna, dalla Cantina Dorgali, nasce il Premio Hortos 2007, blend che nasce da un’attenta selezione fra le migliori uve di Cannonau (60%) e Syrah (40%). Il suo profumo èIntenso e fitto, fresco e fragrante, in cui si avvertono gradevoli note di frutto rosso maturo, di confettura, e di spezie. Asciutto, di grande corpo e spessore, esprime una equilibrata tannicità in perfetta armonia con la fresca acidità. Anche al palato riemergono le note fruttate e di confettura, con lievi sfumature vegetali. Il finale è molto persistente e pulito.


Nella splendida tenuta Venissa, posta nell’affascinante Mazzorbo, isola veneziana comunicante con Burano, Bisol ha invece recuperato l’antica vigna murata: qui è stato avviato con Roberto Cipresso il reimpianto della Dorona, lo storico vitigno autoctono a bacca bianca tipicamente veneziano. L’obiettivo è quello di ridare a Venezia un proprio vino: e l’assaggio delle prime due botti prodotte fa intravedere un ottimo futuro.

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