Vendemmia, meno vino ma più buono. Ai produttori del Chianti non fa paura la minaccia cinese.

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Finita la vendemmia si tirano le somme. Prodotti 131 mila quintali di uva e quasi 600 mila ettolitri di vino. Roberto Marinello, Resposabile Coldiretti: “Annata che sfiora l’eccellenza”. Incalza il vino spagnolo ma a incuriosire è quello cinese. Meno vino, più buono. E’ questo il primo bilancio, dopo aver tagliato grappoli per settimane e spremuto chicchi in anticipo di 7 giorni sulla normale stagione vendemmiativa, di Coldiretti Firenze e delle aziende vitivinicole della Provincia di Firenze che producono vino marchiato Doc, Docg e Igt. Confermate le prime stime: -10% di quantità ma “annata eccezionale” come non accadeva da un decennio. Si parla di un’annata migliore – forse – di quella memorabile del ’97. Gli enologi sono all’opera per “verificare” le peculiarità organolettiche. Complessivamente – secondo Coldiretti su base dati Camera di Commercio di Firenze – sono state raccolte 79 mila quintali di uva Docg-Chianti per circa 555 mila ettolitri, oltre 17 mila quintali di Doc (Vin Santo del Chianti, bianco dell’empolese, Colli dell’Etruria e il Pomino) per 10 mila ettolitri e 35 mila quintali di uva Igt (Alta Valle della Greve Rosso, Colli della Toscana e i toscani) per 27 mila ettolitri. Intanto sopraggiungono le “voci” della nascita di aziende vinicole anche in Cina che si sta armando per sbarcare, nei prossimi anni, sui mercati europei e nazionali anche se non ha gli occhi a mandorla la minaccia numero uno per il made in Tuscany. I viticoltori temono di più la Spagna e i suoi vini che figurano stabilmente nella top 50 della prestigiosa “Wine Spectator”. “No – dicono in coro – perché tradizione e qualità, microclima ed esperienza del Chianti e della Toscana, non si possono raggiungere con investimenti milionari. A loro la quantià, a noi la qualità”.

La vendemmia. “La vendemmia che da alcuni giorni si è conclusa nella zona del Chianti – commenta i dati a caldo Roberto Marinello, responsabile di zona della Coldiretti di Firenze – non ha subito particolari danni dalla mancanza di piogge sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, anche se in alcune zone è stata segnalata una riduzione della produzione che abbiamo attestato essere intorno al 10%. In alcuni anche superiore. L’andamento stagionale degli ultimi giorni, nella fase cruciale del processo, ha favorito l’evoluzione della maturazione dell’uva, e nel complesso possiamo dire che sarà un’annata al limite dell’eccellenza”. E sul ciclo di stagioni birichino: “La vendemmia anticipata diverrà la regola e non dovremo più stupirci ma solo prepararci ad anticipare gli step. In alcune zone si è vendemmiato anche in tre tempi diversi in attesa della maturazione definitiva. Non stupiamoci”. Sergio Ballini, 60 anni, una vita intera tra viti e mosto, dell’azienda agricola omonima in Greve in Chianti ha 7 ettari dedicati all’Igt Alta Valle della Greve e al Chianti Classico che metterà in circa 30 mila bottiglie. Mercato di riferimento: ristoranti e enoteche della Toscana, e un piccolo commercio in Germania dove la richiesta è cresciuta negli ultimi anni. “Qualità eccezionale – sottolinea a più riprese Ballini – e annata da ricordare che credo si avvicinerà, per straordinarietà, a quella del ’97. La quantità è più o meno sul trend della passata stagione, circa 700 quintali. La Cina? Non mi fa paura come credo non farà paura ai produttori di vino Toscani anche se nella grande distribuzione potremo incontrare delle difficoltà. Noi facciamo la qualità e loro si dedichino pure alla quantità producendo a minor costi, e vendendo a minor prezzo come sono abituati a fare. Alla fine voglio vedere chi la spunterà”. Meno e buonissimo. Il giovane Filippo Ferrari, 28 anni, dell’azienda “Le Sorgenti” di Bagno a Ripoli parla di “vino da sogno”. 17 gli ettari di viti a sua disposizione donati a Chianti e Igt. Raccolti circa 500 quintali di uva che tramutati in vino finiranno sul mercato internazionale: America, Russia, Giappone e in tutta Europa. “In certi punti – spiega il giovane imprenditore – la resa è stata inferiore anche del 30% ma possiamo ritenerci soddisfatti”: E sul vino made in China: “E’ una concorrenza diversa. Noi vinciamo sulla qualità”. Stesso parere per Riccardo Paolella di Tavernelle. “Che si dedichino alla quantità, a noi la qualità”. Paolella produce Chianti e Rosso Toscano, un sangiovese in purezza di grande qualità. Anche lui è molto contento: “nel mio piccolo – ha 3 ettari di vigne – è un’annata ottima. La vigna nuova piantata tre anni fa ha dato quest’anno i suoi frutti. Ottimi frutti. Ho raccolto circa 250 quintali di uva”. Il suo mercato è principalmente in provincia di Firenze ma come molti dei piccoli viticoltori ha clienti affezionati in tutta Italia e effettua la vendita diretta; altra fonte importante per le fattorie. “I clienti che vengono in azienda sono aumentati – spiega ancora – ma perché prendono meno quantità”.

Controcorrente. Un’annata strana”. E’ questo il commento di Marco Mugelli, viticoltore ed enologo di San Casciano che produce Chianti Classico “selezionato” su 5 ettari. “La realtà dei fatti – spiega Mugelli – è che sarà un’annata discutibile. C’è stata una singolare maturazione biologica ma non fenologica. Non mi convincono i sapori. Dal punto di vista tecnico è stata una vendemmia difficile che nel mio caso mi ha portato a vendemmiare in tre tempi e con 14 giorni di differenza tra vigneti che hanno un dislivello di soli 50 metri”. Anche sul fronte quantità non è andata bene: “Stimo un 7-8% in meno”. Controcorrente anche il pensiero sull’arrivo, prossimo, dei vini cinesi anche se a far paura è la Spagna: “Ogni situazione nuova che porta alla competizione fa bene – sottolinea – ben vengano vini cileni, americani, australiani anche se tra questi ultimi non mi sembra di aver trovato grande qualità. E’ degli spagnoli che dobbiamo stare attenti. Le aziende stanno andando a 100 all’ora e ancor peggio, competono con le nostre stesse varietà come il sangiovese, cabernet o il syrah e vendono a prezzi più bassi. Addirittura è stato istituito un premio – racconta – per quei produttori che fanno qualità a prezzi popolari”. Wine Spectator, la rivista più importante e prestigiosa del settore sembra aver già letto il segreto di un successo: “Negli ultimi cinque anni la rivista ha piazzato molti dei vini spagnoli tra i migliori 50 del mondo. Non sono i cinesi – conclude Mugelli – ma gli spagnoli che competono in casa nostra, sono europei e pure preparati”. 

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