Vini dell’Alto Adige: obiettivo, puntare all’immagine.

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Che i vini altoatesini siano di altissimo livello qualitativo è pressoché riconosciuto dalle principali guide dei vini e dai più autorevoli esperti del settore. Il passo ulteriore da farsi per consolidare ed incrementare la presenza nel mercato è quello di pubblicizzare e commercializzare il prodotto vino nelle forme più adeguate, soprattutto mettendo a punto strategie di marketing pensate per il lungo termine. Utili suggerimenti per i produttori altoatesini giungono dalla ricerca “Vino Altoatesino: mercati, canali di distribuzione e prezzi” effettuata dall’IRE (Istituto di Ricerca Economica) e commissionata dalla CCIAA di Bolzano. Nel documento emerge, infatti, che solo il 49% del vino altoatesino viene venduto in bottiglie da 7/10. Le caratteristiche del contenitore, si sa, sono assai importanti per presentare al meglio il prodotto vino: nell’immaginario collettivo la bottiglia da un litro e il vino da mescita non offrono certo un’immagine positiva.

Sempre da quest’analisi, si tratta della prima che presenta dati completi relativi ai volumi delle vendite nel settore vitivinicolo, a conferma del livello qualitativo, si evince che ben il 77% dei vini prodotti è Doc, (la più alta percentuale italiana, dati Federdoc) mentre il 13% dei vini è Igt ed il 10% viene commercializzato come vino da tavola.  E che il vino sia un veicolo d’immagine di primo piano, lo si evince dal fatto che il 38% dei turisti riconosce il vino come il secondo prodotto tipico dell’Alto Adige, superato soltanto dallo speck.

Quali sono i mercati più appetibili per i vini altoatesini? Indubbiamente il mercato di sbocco principale è quello interno. Benil 46,3% del vino viene venduto in Alto Adige, il 19% nelle altre regioni italiane mentre il 17,3% in Germania, seguono poi la Svizzera 6,3% e gli Stati Uniti 5,5%, Austria 3,3%, Unione Europea 1,1%, Gran Bretagna 0,7% e resto del mondo 0,5%. Del resto le modeste quantità di vino prodotte (356 mila ettolitri pari allo 0,7% della produzione nazionale e lo 0,2% di quella europea), non giustificherebbero gli alti costi che comporterebbe la promozione in paesi lontani. Fra l’altro la stragrande maggioranza dei produttori altoatesini sono piccoli produttori. Si pensi solo che nel 2005 il 27% delle aziende ha fatturato meno di 100 mila euro, mentre solo il 10% ha superato i 5 milioni. Ed è proprio la grande quantità di piccole imprese presenti in Alto Adige a ribadire quanto sia importante il ruolo della cooperazione per aumentare le vendite soprattutto all’estero.

Un canale privilegiato per la commercializzazione dei vini è rappresentato dalla ristorazione altoatesina, anche in considerazione dell’alta affluenza turistica di questa regione. Il 20% del vino altoatesino viene commercializzato attraverso il settore gastronomicolocale. Fra l’altro gli stessi ristoratori, interpellati per l’occasione, ritengono che lo sviluppo del mercato del vino sia proprio da attribuire al settore turistico, a patto che si elevi l’immagine del prodotto, innanzitutto incominciando dalle bottiglie che non dovranno più essere da un litro, bensì da 7/10. Altro fattore strategico è il pensare ad un marchio promozionale rappresentativo delle peculiarità territoriali.

I Vini Alto Adige in Pillole

5.000 ettari di vigneti, 55% vitigni rossi, 45% vitigni bianchi. 356.000 ettolitri di vino prodotti pari allo 0,7 % della produzione nazionale e allo 0,2% di quella europea. 355.735 ettolitri di vino venduti, 39% bianchi, 61% rossi di cui 77% DOC, 13% IGT e 10% da tavola. Le quantità di vino vendute per tipo di confezione sono: 49% bottiglie da 7/10, 34% bottiglie da un litro, 17% vino da mescita. Prezzi medi di vendita: 2€ al litro il vino da mescita, 2,5€ al litro bottiglie da un litro, 6 – 14€ per le bottiglie da 7/10.

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