Nasce il “Polo degli aromatici” con Ricaldone e Mombaruzzo.

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La cantina sociale di Ricaldone e quella di Mombaruzzo quasi certamente diventeranno un’unica azienda entro luglio 2008. La notizia della fusione, che nel mondo del vino circolava già da alcune settimane, è stata confermata nella mattinata di mercoledì 4 direttamente dal direttore dell’azienda ricaldonese, Franco Zoccola. “Si tratta di un progetto che portiamo avanti dall’inizio dell’anno”, spiega Zoccola ripercorrendo le tappe della vicenda. “Noi in questo tipo di aggregazioni abbiamo sempre creduto, e infatti prima di interpellare Mombaruzzo, abbiamo avuto un contatto con Cassine, che però si era detta non interessata, e una trattativa con Castelrocchero, che però, dopo essersi protratta per qualche tempo, si è esaurita. Questa invece sembra ormai ben avviata… e dire che non credevo che fosse possibile arrivare ad una aggregazione tra due aziende di queste dimensioni”.Sia Ricaldone che Mombaruzzo sono infatti Cantine di alto profilo, fra le prime dieci del Piemonte quanto a numeri. La Cantina Sociale di Ricaldone, che proprio quest’anno ha festeggiato i sessant’anni dalla fondazione, conta 250 soci, per un totale di 650 ettari vitati e una produzione di uva che l’anno scorso ha toccato i 73 quintali. Ma sono importanti anche i numeri della Cantina Sociale di Mombaruzzo, presieduta da Francesco Bertalero, che di soci ne conta circa 240, con 620 ettari di superficie e 60.000 quintali circa di uve conferite ogni anno.

La fusione tra le due aziende avverrà su base paritaria e potrebbe dare vita alla più grande aggregazione dell’intero Piemonte, e ad una delle più grandi d’Italia. “I passi da fare comunque sono ancora tanti – ricorda prudentemente Zoccola -: i tempi tecnici non consentirebbero comunque una fusione prima del maggio 2008, ma io sarei già contento se questo potesse avvenire a luglio”. E come sarà riorganizzato il nuovo polo vinicolo, che qualcuno ha già definito “Polo degli Aromatici”? “Premesso che tutti i particolari andranno comunque approvati da un’assemblea, la priorità è razionalizzare: non si tratta solo di mettere insieme due strutture amministrative, ma soprattutto amalgamare e far funzionare la fase della trasformazione del vino. Tra le due aziende non ci sono divergenze, e comunque entrambe hanno impianti di prim’ordine. Noi abbiamo un laboratorio di analisi in proprio, e siamo più attrezzati per la vinificazione dei vini bianchi; loro sono un po’ più strutturati per i vini rossi: una prima diversificazione potrebbe essere questa”. Di certo, i due impianti saranno diversificati e razionalizzati, ma resteranno entrambi in funzione. I particolari, però, saranno definiti gradualmente nei prossimi dieci-dodici mesi, con un imperativo categorico: “Non dovrà interessarci un discorso di quantità, ma di qualità: lo scopo di aggregazioni come queste, in tempi di crisi del mercato, è uno solo: vendere il vino e svuotare le cantine. Noi abbiamo la fortuna di essere due aziende sane e senza divergenze: ci serve solo un po’ di tempo per amalgamarci bene”. (M.Pr) (Fonte: L’Ancora)

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