Masseto 2004, parla l’enologo…, intervista con Axel Heinz, enologo della Tenuta dell’Ornellaia.

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Domanda: Buongiorno Mr Heinz e grazie a Lei ed alla Tenuta dell’Ornellaia per averci concesso questa intervista. Mr. Heinz è ormai sulla bocca di tutti che la vendemmia 2004 a Bolgheri è un’annata a 5 stelle, può illustrarci brevemente il perché?

Risposta: “2004 è davvero una grande annata, ma ancora una volta  soltanto  chi ha lavorato tantissimo in vigneto per controllare rigorosamente il livello produttivo ha potuto sfruttare al massimo le sue potenzialità. Il mese di settembre e la prima metà di ottobre sono poi stati perfetti, quasi da libro, con un tempo soleggiato, ma mai troppo caldo e sopratutto con delle notti fresche, elemento essenziale sia per lo sviluppo dei profumi e antociani che per il mantenimento di una buona acidità. La quasi assenza di precipitazioni ci ha permesso di vendemmiare con grande tranquillità ogni singolo vigneto al massimo della sua maturità. I vini che ne risultano uniscono in un equilibrio straordinario maturità, potenza, eleganza e freschezza.”

Domanda: Per “Le Serre Nuove” l’annata 2004, stando alle valutazioni delle pricipali riviste e guide, risulta essere il miglior vintage dal 1997 (prima annata) ad oggi, mentre Ornellaia 2004 viene equiparato al 2001, con la differenza che promette una maggiore longevità e richiede un più lungo affinamento in bottiglia ( se non sbaglio); cosa dobbiamo aspettarci dal Masseto 2004 che uscirà ad ottobre prossimo?

Risposta: “Ovviamente il 2004 rappresenta una grande annata per il Masseto, anche se per questo vino l’impronta territoriale tende sempre a sovrapporsi all’impatto dell’annata, con un vino di grande potenza e una struttura notevole. Comunque nel 2004 questa sua forza si esprime anche  con una grande eleganza dei tannini. E’ una grande versione del Masseto, fra le migliore annate come il 97 o il 98, meno imponente del 2001, ma forse più complesso e raffinato.” (foto: bariccaia/cantina Masseto presso Tenuta dell’Ornellaia.

Domanda: Mr. Heinz ora le facciamo fare un passo indietro. Quando subentrò  come enologo della Tenuta dell’Ornellaia a Thomas Duroux, artefice del mitico Masseto 2001 e dello Chateau Palmer 2000, qual’era il suo stato d’animo, le aspettative e quali i modelli cui si è ispirato?

Risposta: “Una sensazione di avere una grande responsabilità perchè l’Ornellaia, non solo con Masseto 2001, negli ultimi 10 anni si era posizionata al vertice della qualità, non soltanto a livello italiano, ma anche mondiale. Arrivando sono rimasto colpito dal livello di impegno, di cura di ogni singolo dettaglio. E’ un’azienda che sa mettere ognuno che ci lavora nelle condizioni di dare il meglio di se. Per quanto riguarda i modelli, uno potrebbe pensare a qualche grande Bordolese, ma alle fine per me i modelli rimangono i vini stessi dell’Ornellaia che hanno raggiunto un riconoscimento a livello mondiale, che cerchiamo di migliorare lavorando ancora di più sulla profondità e la finezza”.

Domanda: Mr Heinz, se dovesse imbarcarsi sull’Arca e potesse portare con sè solo 3 vini rossi cosa sceglierebbe?

Risposta: “Uno Chateau Margaux di una bella annata matura come il 1985 per ricordarmi cosa può essere l’eccellenza “à la française”, un Hermitage la Chapelle 1990 perchè la sua potenza mi darà l’energia necessaria per affrontare i momenti difficili, un Masseto 2001 : nel caso in cui fosse un viaggio lungo, avrò il tempo di aspettare la sua piena maturità. In fine mi permetterei anche di portare una piccola bottiglia di Riesling della Mosella per un rinfresco quando fa caldo !”

Domanda: Mr Heinz, c’è una parte consistente di appassionati e collezionisti che lamenta una costante e generalizzata perdita di genuinità e di legame con il “terroir” soprattutto nei vini con impostazione bordolese (Bordeaux, Supertuscan etc..), Lei cosa ne pensa? Il Problema è reale ? Ritiene che ci sia una comunicazione corretta a riguardo da parte di riviste e guide del settore?

Risposta: “In realtà penso sia un falso problema. Laddove esiste un grande “terroir” e quando è stata scelta l’uva più adatta, il carattere e l’originalità si esprimono sempre con forza. Ovviamente nel caso contrario ne risultano dei vini tecnicamente ben fatti, ma privi d’anima. In generale trovo che oggi ci sia una formidabile varietà di grandi vini. Se guardiamo soltanto la Toscana, troviamo dei grandi vini di una diversità fenomenale, fatti da Sangiovese, uvaggi bordolesi o altri, di vinificazione “tradizionale” o “moderna” e tutti esprimono una personalità diversa. E devo dire che mi sembra che questo sia piuttosto bene presentato nella stampa del settore.”

(Fonte: Gelardini & Romani Wine Auction, www.grwineauction.com)

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