Il presidente del Consorzio Vini di Romagna interviene in merito alle recenti questioni riguardanti

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In questi ultimi giorni sono apparsi diversi articoli sulla stampa nazionale e locale in merito al Sangiovese di Romagna, in particolare sulla modifica dei disciplinari di produzione, riportando le diverse posizioni dei vari attori in un qualche modo più o meno interessati. Al fine di evitare errate interpretazioni e comunque di fornire elementi per una più completa informazione, interviene ora il Presidente del Consorzio Vini di Romagna, Paolo Reggi.

«Già da qualche tempo il Sangiovese di Romagna mostra segni di difficoltà dovuta anche a una sovrapproduzione rispetto alla domanda. Si è tentato a più riprese di individuare sistemi di valorizzazione e di autocontrollo della produzione ma non ci si è mai riusciti. Da due anni a questa parte stiamo analizzando il problema e all’interno del Consorzio Vini di Romagna è maturata l’esigenza di modificare i disciplinari di produzione, con l’intento di introdurre parametri qualitativi più restrittivi per elevare la qualità e, indirettamente, limitare la sovrapproduzione. A questo proposito è stata coinvolta la commissione tecnica del Consorzio, di cui fanno parte diversi tecnici delle cantine grandi e piccole associate, e si sono individuate le modifiche necessarie al conseguimento degli obiettivi fissati. Nel corso dei lavori si è inoltre ritenuto utile rivedere i disciplinari di produzione delle altre DOC di Romagna: Trebbiano, Pagadebit e Cagnina.

A seguito poi delle proposte della Commissione Europea per la nuova OCM, che prevede la liberalizzazione dell’utilizzo dei vitigni e dell’annata anche per i vini da tavola, si è pensato che insistere su denominazioni di origine legate principalmente al nome del vitigno come le nostre, sia rischioso e pertanto è nata l’idea di unificare le 4 DOC (Sangiovese di Romagna, Trebbiano di Romagna, Pagadebit di Romagna e Cagnina di Romagna) in una unica DOC “Romagna”, che preveda ovviamente tutte le tipologie fin qui utilizzate per le attuali DOC.

Contemporaneamente una parte importante dei piccoli e medi produttori, che in un primo tempo avevano spinto per avere disciplinari ancora più rigidi, ha manifestato la necessità di individuare una nuova tipologia di Sangiovese, con un disciplinare che preveda qualità molto elevate e per la quale sia possibile definire e dichiarare la zona di produzione, (Sottozone o Menzioni Geografiche Aggiuntive). Nei confronti di questa richiesta e dell’accorpamento nella DOC Romagna ci si è sempre scontrati con le perplessità manifestate  dai produttori dell’area riminese, e  in particolare dell’Assessore all’Agricoltura della Provincia di Rimini Mauro Morri, che considerano il nome di vitigno più importante rispetto a quello dell’area di produzione».

Prosegue poi il Presidente Reggi: «Da qualche tempo sulla stampa locale e nazionale si continuano a scrivere articoli sull’argomento e anche sull’attività del consorzio. A titolo di chiarezza vorrei sottolineare che nel corso dell’ultima assemblea del Consorzio Vini di Romagna (già Ente Tutela Vini di Romagna) tenutasi a Bertinoro il 20 aprile scorso, dopo un vivace e costruttivo dibattito si è deliberato all’unanimità, compreso i soci dell’area riminese e tutte le cooperative socie:

1.  Di proseguire nei tempi più brevi possibili alla modifica dei disciplinari delle attuali DOC con l’innalzamento di alcuni parametri qualitativi;
2.  Di procedere con richiesta della unificazione delle attuali 4 Doc nella DOC unica Romagna, che prevede una nuova tipologia di vino Romagna Rosso (per il quale si sta cercando un nome più altisonante) con caratteristiche qualitative più elevate e che preveda la possibilità di utilizzo delle Menzioni Geografiche Aggiuntive;
3.  L’individuazione della lista positiva delle Menzioni Geografiche Aggiuntive da inserire nel nuovo disciplinare per questa nuova tipologia di vino rosso DOC.

Contrariamente a quanto è stato scritto recentemente sulla stampa (anche il titolato “Sole 24 ore” del 30 maggio scorso) non è assolutamente vero che esista una “guerra” del Sangiovese fra piccoli produttori e Cooperative, fra qualità alta e qualità bassa. E’ una guerra che non esiste perché non ha motivo di esistere: anche le grandi cantine cooperative hanno la loro linea di prodotti di alta qualità, non da meno rispetto alle realtà più piccole. Le Cooperative non sono contrarie all’innalzamento della qualità delle produzioni a DOC e non sono contrarie all’introduzione delle menzioni geografiche aggiuntive; tant’è che hanno dato voto favorevole all’unanimità e il loro appoggio al progetto di revisione dei disciplinari e di definizione della tipologia nuova con l’aggiunta delle menzioni geografiche. Tempi previsti per la realizzazione del tutto: entro la vendemmia 2008. Per la determinazione delle linee guida per questa nuova tipologia di “Romagna Rosso” ed eventualmente l’individuazione di un nome più adeguato al livello qualitativo del prodotto che si vuole mettere a punto, è stato costituito un comitato ristretto di cui fanno parte anche i presidenti  delle Commissioni Tecniche e di Valorizzazione  del Consorzio Vini di Romagna (Roberto Monti e Giordano Zinzani) ».

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