Ismea e Unione Italiana Vini rivedono verso il basso le previsioni di produzione.

0

Il decorso meteorologico piuttosto bizzarro dell’estate ha ridimensionato le aspettative ottimistiche degli inizi di luglio. Alla base di tale ridimensionamento si segnalano l’assenza di piogge prima, e poi il susseguirsi di temporali accompagnati, localmente, anche da intense grandinate. La vendemmia 2006, secondo le stime Ismea e Unione Italiana Vini, dovrebbe comunque sfiorare i 51 milioni di ettolitri, collocandosi quantitativamente solo poco al di sopra della produzione dell’anno precedente (1%), con un incremento del 4% rispetto alla media dell’ultimo quinquennio. Non ci sarà quindi il “pieno” in linea con il 2004 previsto agli inizi dell’estate, ma non si è neanche verificata l’annata siccitosa che molti temevano, che avrebbe causato una significativa riduzione dei volumi. La situazione appare piuttosto diversificata lungo la Penisola proprio a causa del maltempo, che in alcune zone è risultato più insistente e dannoso che in altre.

Le condizioni climatiche invernali e primaverili hanno favorito un rigoglioso sviluppo vegetativo in tutta la Penisola, ma il freddo prolungato ha ritardato di qualche giorno la fioritura e l’allegagione. Anche al Sud lo sviluppo vegetativo e, quindi, la vendemmia, sono slittati in avanti di circa 10 giorni rispetto al calendario considerato normale. Ad un giugno splendido ha fatto seguito un luglio molto caldo ed un agosto instabile, eccessivamente piovoso e meno caldo della media, che ha rallentato le ultime fasi di maturazione delle uve.


Tra la fine di agosto e gli inizi di  settembre le condizioni climatiche sono tornate, inaspettatamente, ad essere molto favorevoli e il loro perdurare fino alla vendemmia consentirebbe di assicurare l’ottimale grado zuccherino e l’adeguato mantenimento degli aromi per la decisa escursione termica tra il giorno e la notte. Il mese di settembre sarà quindi decisivo sia per i volumi produttivi sia per il livello qualitativo dell’annata 2006 che, al momento, si attende quasi ovunque tra il buono e l’ottimo. Salvo qualche eccezione, non si registrano, infatti, particolari problemi legati a patologie della vite, grazie anche all’applicazione di pratiche agronomiche, finalizzate preventivamente a ridurre al minimo il rischio di malattie o a soffocare eventuali focolai. I controlli non si stanno limitando alla qualità, ma si estendono alla quantità. E’ sempre più diffusa, infatti, la vendemmia verde che, come noto, limita i volumi.


Uno dei rischi che tiene ancora in apprensione il settore, e che influirà sui volumi della vendemmia 2006 è rappresentato da un eventuale minor peso dei grappoli e, quindi, nella minor resa in vino, causata da un caldo persistente, seguito da una brusca diminuzione della temperatura.


Come anticipato, la situazione a livello regionale non è omogenea e vale la pena entrare nel dettaglio.


Le previsioni per il Nord-Ovest appaiono piuttosto positive. In Piemonte i volumi complessivi si stimano in aumento di circa il 10% rispetto alla precedente annata, con una buona qualità dei vini. La campagna produttiva, inizialmente in ritardo, ha recuperato per il caldo di giugno e luglio. Successivamente le basse temperature del mese di agosto hanno normalizzato l’andamento di campagna. Si prevede che la vendemmia possa, comunque, svolgersi secondo le medie stagionali.


Anche all’interno della regione c’è una differenziazione a livello territoriale. In molte aree dell’Astigiano (zona del Barbera e del Freisa) e nel Torinese si è verificata qualche grandinata che ha provocato modesti danni. Le stime, al momento, sono per un incremento a due cifre rispetto ai livelli della precedente annata.


Nel Cuneese, invece, le stime si allineano tendenzialmente sui volumi dello scorso anno, con una leggera flessione per le uve Nebbiolo. Complessivamente, si prevede un’ottima annata dal punto di vista qualitativo, con gradazioni leggermente superiori allo scorso anno per Dolcetti e Barbere. Lo stato dei vigneti appare ottimale anche dal punto di vista fitosanitario. Solo l’oidio è comparso in alcune zone ma, debitamente tenuto sotto controllo, non ha pregiudicato né qualità né quantità di vino.


In Piemonte i primi grappoli di uve bianche, destinate allo spumante Metodo Classico, sono stati vendemmiati già nei primi giorni di settembre. Seguiranno poi i Moscati e via via le altre varietà.


Una produzione comparabile a quella dello scorso anno si stima in Lombardia. Le prime fasi fenologiche hanno mostrato un lieve ritardo dovuto alle basse temperature protrattesi fino a giugno, ma successivamente il clima è risultato favorevole.


Le piogge e alcuni giorni di calo marcato delle temperature hanno portato sollievo al vigneto lombardo, provocando anche un rallentamento dell’attività vegetativa. Rispetto allo scorso anno, le quantità sono segnalate in flessione in provincia di Brescia e Bergamo, in aumento in Oltrepò e in Valtellina. Le uve precoci sono di buona qualità, comprese quelle base spumante di Franciacorta la cui vendemmia è già iniziata. Tranne che in Valtellina, dove la qualità si prevede ottima, le varietà più tardive delle altre zone necessiteranno di tempo bello e stabile per centrare l’obiettivo di una buona annata. Eterogeneo lo scenario in Oltrepò, complici anche alcune grandinate non distruttive ma in grado, comunque, di arrecare qualche problema. Sempre in Oltrepò si registrano casi di flavescenza dorata. Anche la produzione della Valle d’Aosta appare stabile. Le fasi fenologiche delle viti sono in lieve ritardo. Gli attacchi parassitari sono stati minimi e non hanno creato particolari problemi alle vigne. Qualche inconveniente si è, invece, verificato per lo stress idrico.


Si stima in lieve crescita, invece, la produzione della Liguria, dove lo sviluppo vegetativo registra un ritardo di qualche giorno rispetto alla media. L’incremento produttivo atteso all’inizio dell’estate è stato ridimensionato dalla siccità che ha caratterizzato la stagione e dalle grandinate degli ultimi tempi.


Performance contrapposte per le regioni del Nord-Est, dove si assiste all’incremento deciso del Trentino Alto Adige, alla lieve flessione del Veneto, alla stabilità dell’Emilia Romagna e alla contrazione del Friuli Venezia Giulia.


In Veneto la produzione di vino 2006 è stimata in lieve flessione (0/-5%) rispetto alla campagna precedente.


In questa regione si temeva molto per gli stress idrici cui sono stati sottoposti i vigneti fino a luglio, quando  le precipitazioni erano state addirittura inferiori rispetto al caldissimo e asciutto 2003. Tale carenza è stata in parte compensata dalle piogge di agosto, accompagnate però da grandinate a macchia di leopardo. Questo decorso climatico altalenante ha causato problemi ai grappoli. Le rese uva/vino si attendono inferiori alla media.


Già la vendemmia delle uve precoci ha confermato una riduzione dei volumi rispetto allo scorso anno. Saranno, quindi, cruciali le prossime settimane, sia per la determinazione dei volumi che delle gradazioni, favorite dal caldo degli ultimi giorni.


Un deciso incremento produttivo si stima invece per il Trentino Alto Adige (10%/15%), dove fioritura e allegagione sono state buone, sia nei fondovalle che nelle zone collinari e di montagna.


In Trentino, dove il ritardo vegetativo è di circa una settimana, l’estate è stata caratterizzata da intense precipitazioni, che hanno favorito l’insorgere di botrite.


Situazione simile in Alto Adige. Ad agosto le condizioni climatiche anomale, caratterizzate da giornate calde e notti molto fredde, con precipitazioni intense ma non a carattere temporalesco, hanno giocato decisamente a favore della qualità delle uve, anche se ne hanno rallentato la maturazione. Non destano preoccupazioni gli attacchi patogeni. Si nota una netta scalarità di maturazione nelle tre fasce di altitudine (fondovalle, media collina, alta collina). La vendemmia si farà, quindi, secondo una successione temporale tale da consentire un’esecuzione abbastanza tranquilla e programmata. Alcune uve base spumante sono state vendemmiate già agli inizi di settembre, ma solo dal 10 del mese si entra nel vivo della raccolta delle bianche. Per le uve a frutto rosso si inizierà a vendemmiare verso il 20 settembre.


Su Merlot e Teroldego in particolare, ma in certe zone anche su Traminer e Nosiola, si è proceduto ad operazioni di diradamento dei grappoli e/o di spuntatura. Il taglio della parte bassa del grappolo che solitamente matura più tardi evita il marciume da botrite e soprattutto il marciume acido.


Una significativa riduzione dei volumi si dovrebbe, invece, registrare in Friuli Venezia Giulia (-5/-10%). Ad un buon inizio vegetativo, con conseguente positiva cacciata, ha fatto seguito un periodo caratterizzato da basse temperature (medie intorno ai 12 gradi) a fine maggio/inizio giugno. Talune varietà (Pinot grigio in particolare) ne hanno risentito, con un’allegagione scarsa, acinellature e formazione di acini di minori dimensioni  e  minor contenuto in mosto. Per gran parte del mese di giugno e in tutto il mese di luglio non si sono registrate precipitazioni, con temperature molto elevate.


L’assenza di pioggia ed umidità ha evitato l’insorgere di  avversità crittogamiche (peronospora praticamente assente), ma è stato necessario  effettuare ripetute irrigazioni in vigneti posti in pianura su ghiaie che hanno comportato un indebolimento della buccia, con rischio botrite nel mese d’agosto e in prevendemmia. Tale mese, per contro, è iniziato con forti precipitazioni che hanno normalizzato la situazione e posto fine allo stress idrico. Le giornate abbastanza calde e ventilate e le notti fredde dovrebbero influire positivamente sugli aromi.


I tempi di raccolta si sono progressivamente normalizzati. Nella prima decade di settembre esordiscono le uve precoci, seguite da Pinot grigio e bianco, Tocai friulano ecc.. Per le uve rosse (Merlot, Cabernet, Refosco, ecc.), il raccolto dovrebbe entrare nel vivo nella terza decade di settembre, protraendosi fino alla prima quindicina di ottobre. Picolit e Ramandolo saranno raccolti a seguire.


In Emilia Romagna l’andamento climatico è stato caratterizzato da un lungo periodo di siccità, compensato dalle piogge di agosto. La regione è stata colpita anche da locali grandinate, tali da compromettere seriamente il livello produttivo che, tuttavia, complessivamente conferma quello dello scorso anno. Tutto sarà comunque determinato dalle rese delle uve. I vigneti romagnoli mostrano un ritardo di circa 10 giorni e si evidenziano attacchi di oidio in tutte le zone collinari.


Andamenti contrastanti si registrano anche nelle regioni centrali. Al segno positivo, stimato per  Toscana, Umbria e  Lazio, si affianca la lieve flessione attesa  per le Marche e quella più marcata dell’Abruzzo.  


In Toscana si stima al momento un incremento del 5% ed un contemporaneo eccellente livello qualitativo. In agosto il clima piuttosto instabile con pioggia, poco sole e con temperature al di sotto della media stagionale, ha rallentato la maturazione ritardando l’inizio della vendemmia di circa 10 giorni. Differenze si evidenziano a livello territoriale. Nella parte Sud della regione, Maremma grossetana e Sud-Senese, l’incremento produttivo è meno accentuato che nelle province settentrionali.


Da sottolineare che nell’ottica di una produzione di qualità e di controllo quantitativo, nella regione viene effettuata diffusamente la vendemmia verde soprattutto nelle aree di maggior pregio.


Per l’Umbria si prevede una produzione in linea o lievemente superiore a quella dello scorso anno (0/5%). In provincia di Perugia il ritardo vegetativo è di circa 5 giorni, mentre nel Ternano i tempi di vendemmia sono in linea con le medie stagionali. In tutta la regione le condizioni climatiche sono risultate favorevoli al normale sviluppo della coltura, se si eccettua qualche attacco di oidio.


La stagione si sta rivelando, nel complesso, ottima nel Lazio (5%/10%). Il ritardo del ciclo vegetativo, di circa una settimana per via di un inverno protrattosi più a lungo del normale, grazie ai mesi di giugno e luglio caldi e soleggiati, è stato completamente recuperato. Nel mese di agosto, però, un abbassamento delle temperature ha di nuovo rallentato la maturazione delle uve, le cui rese sono al momento al di sotto delle aspettative.


L’andamento termico variabile, registrato soprattutto ad agosto, fa ben sperare per lo sviluppo dei profumi di uve e vini, fondamentali in una regione vocata ai bianchi come il Lazio.


Le piogge sono state relativamente scarse nel Nord della regione e nella zona dei Castelli Romani, mentre più abbondanti sono state nel Sud della regione. Ci si aspetta una perfetta gradazione zuccherina, in linea con l’anno scorso e con i valori medi degli ultimi cinque anni.


La produttività per ceppo si preannuncia alta, e nelle aziende più sensibili alla qualità delle proprie uve si è proceduto al diradamento dei grappoli per contenere la produzione.


Nelle Marche si stima una lieve contrazione produttiva. L’avvio dello sviluppo vegetativo è stato caratterizzato da abbondanti piogge che hanno favorito l’insorgere di peronospora con un conseguente naturale diradamento. Poco omogenea anche l’allegagione. Durante l’estate poi le grandinate hanno pesantemente colpito alcune aree tra le più vocate alla viticoltura ridimensionando le aspettative produttive. Il proseguimento dell’attuale situazione metereologica potrebbe far tornare i volumi produttivi sui livelli dello scorso anno.


Nel Sud peninsulare si attendono flessioni produttive ad eccezione della Campania. In questa regione, infatti, la situazione è piuttosto buona e si stima un incremento produttivo intorno al 15 per cento. Fino ad ora, non si sono verificate particolari avversità climatiche ed anche le classiche malattie della vite sono risultate molto contenute. Per le varietà tardive come Falanghina e Aglianico, se il clima si manterrà come quello di inizio settembre, la qualità potrebbe risultare ottima.


Una flessione piuttosto importante (-5%/-10%) si attende invece per la vendemmia dell’Abruzzo, dove in agosto si sono verificate violente grandinate che hanno colpito la fascia costiera di Chieti ed anche le province di Teramo e Pescara. Già nella fase di allegagione, comunque, si erano riscontrati problemi a causa del freddo nella prima settimana di giugno.


I vigneti della Puglia presentano un ritardo vegetativo di circa 10 giorni. Differenze marcate si evidenziano all’interno della regione tra la parte Nord ed il Salento. Nella zona di Foggia e Bari, infatti, la produzione è attesa in lieve aumento nonostante le avversità climatiche che hanno imperversato durante l’estate. Il maltempo è stato comunque più inclemente nel Sud della regione, dove le grandinate hanno colpito pesantemente i vigneti soprattutto nel Tarantino. Danni si rilevano anche per l’insorgere della peronospora sviluppatasi per lo più nei vigneti condotti in modo più approssimativo. L’uva, sebbene abbondante, presenta un peso inferiore al dovuto. Il segno positivo del Nord e quello negativo del Sud della regione potrebbero compensarsi determinando un livello produttivo simile a quello dello scorso anno.


Sempre nel Sud, si segnala la significativa riduzione della produzione in Calabria (-10%/-15%), determinata da pessime condizioni atmosferiche che hanno accompagnato tutte le fasi vegetative, e in Molise (-10%/-15%). Qui, inoltre, le malattie della vite si sono mostrate piuttosto virulente.


La Basilicata si dovrebbe sostanzialmente mantenere sui livelli produttivi del 2005. Nella regione si sono verificati sporadici attacchi di oidio, ma si è prontamente intervenuti con opportuni trattamenti.


Nelle due Isole maggiori si osserva un sostanziale allineamento con i volumi dello scorso anno.


I vigneti siciliani, in controtendenza rispetto all’Italia continentale, sono in netto anticipo sulla media (10-15 giorni). Poco da segnalare sul fronte fitosanitario. Si registrano solo leggeri attacchi di botrite solo laddove le precipitazioni estive sono state più intense. A preoccupare gli operatori è soprattutto l’ondata di caldo di questi giorni, che potrebbe determinare una maturazione troppo spinta delle uve a bacca bianca, con un’eccessiva concentrazione di zuccheri negli acini. A parte questo aspetto, le aspettative per la qualità rimangono comunque ottime. In Sardegna, il clima è stato particolarmente favorevole al normale sviluppo delle fasi fenologiche e non si rilevano attacchi patogeni. Dal punto di vista qualitativo le attese sono per un vino di ottima qualità. Per la zona di Cagliari si evidenzia un anticipo di circa 10 giorni nello sviluppo delle diverse fasi vegetative.

Share.

Leave A Reply

NON PERDERTI NULLA!
 Iscriviti alla Newsletter
Puoi essere il primo a ricevere aggiornamenti e contenuti esclusivi direttamente nella tua casella di posta.
Iscrivimi
Prova, ti puoi cancellare in un qualsiasi momento. Niente SPAM, una sola email alla settimana.