Italia batte Francia 3 a 1 negli Stati Uniti

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Per ogni bottiglia di vino francese venduta negli Stati Uniti i consumatori americani ne hanno acquistate quasi tre di vino Made in Italy che fa registrare un vero boom in Usa dove le importazioni sono aumentate del 15,7 percento in valore nel 2005. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dell’elaborazione dei dati dell’Italian Wine & Food Institute relativi ai primi dieci mesi del 2005 che evidenziano un netto primato italiano tra i vini stranieri consumati negli Stati Uniti con un incremento dell’11,6 percento nel numero di bottiglie rispetto al calo dello 0,8 percento dei vini francesi. Nonostante i notevoli progressi nelle produzioni locali, complessivamente nel 2005 i cittadini statunitensi hanno consumato piu’ vini stranieri con un aumento dell’11,7 percento in quantità rispetto all’anno precedente ed a beneficiarne maggiormente sono stati propri i vini italiani.

Il vino italiano spiega la Coldiretti – copre da solo un terzo del valore di mercato dei vini stranieri negli States (33 percento) seguito a distanza dall’Australia con il 24,5 percento e dalla Francia con il 20 percento. Si tratta di un risultato incoraggiante per il 2006 – sottolinea la Coldiretti – dopo una vendemmia considerata buona dal punto di vista qualitativo e su produzioni stimate di poco superiori ai 51 milioni di ettolitri.

Il vino – precisa la Coldiretti – è la principale voce dell’export agroalimentare nazionale che trova negli States il primo mercato extracomunitario di sbocco. A spingere la crescita sono stati sicuramente la qualità e competitività della produzione italiana rispetto alla concorrenza ma anche i risvolti commerciali positivi di numerose ricerche che hanno evidenziato gli effetti benefici del consumo di vino sulla salute come quello antinvecchiamento dovuto al contenuto di resveratrolo a quello antistress della melatonina, un neurormone che svolge un ruolo importantissimo nella regolazione dei ritmi circadiani (sonno-veglia) che influenzano l’umore.

Le esportazioni nazionali di vino sul mercato statunitense – continua la Coldiretti – potrebbero peraltro raddoppiare se dagli accordi sul commercio internazionale nell’ambito del Wto venisse anche un chiaro segnale di stop alla “vinopirateria” e al “falso” Made in Italy. Secondo una recente indagine – riferisce la Coldiretti – solo negli Stati Uniti il mercato dei vini di imitazione del Made in Italy è infatti quasi uguale a quello delle nostre esportazioni ed in altre parole è “falsa” una bottiglia su due e non è quindi difficile incontrarsi con curiose bottiglie di Chianti, Sangiovese, Refosco e Barbera anche Rosé, Barolo e Super Piemontese prodotti in California ma anche Moscato e Malvasia, con “DOC” californiane Napa Valley o Sonoma County. L’Italia – continua la Coldiretti – è il secondo Paese produttore di vino in Europa con 51 milioni di ettolitri nel 2004, dei quali 24,6 di vini bianchi e 26,3 rossi o rosati, e può contare su un patrimonio di 453 vini Docg, Doc e Igt, che rappresentano il 60 per cento della produzione nazionale di vino che genera un fatturato complessivo di circa 8,5 miliardi di Euro.

Sulla base dei dati dell’Italian wine and Food Institute in Usa le importazioni di vini italiani nel periodo gennaio-ottobre 2005 – conclude la Coldiretti – sono ammontate a 1.626.180 ettolitri per un importo di 790,92 milioni di dollari contro 1.456.550 ettolitri e 683,55 milioni di dollari nel corrispondente periodo del 2004; quelle dall’Australia a 1,616,640 ettolitri per 585,73 milioni di dollari contro 1.486.530 ettolitri e 569,76 milioni di dollari; quelle dalla Francia a 596,120 ettolitri per 479,22 milioni di dollari contro 600.770 ettolitri e 475,69 milioni di dollari e quelle dal Cile a 460.710 ettolitri per 130,12 milioni di dollari contro 423.880 ettolitri e 117,7 milioni di dollari. Fonte: Coldiretti.

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